Secondo l’accusa, il messicano Vicente Benavides Figueroa nel 1991 violentò e sodomizzò una bambina di 21 mesi. La piccola morì pochi giorni dopo. Due anni più tardi, il 16 giugno del 1993, la sentenza: condanna a morte. Pochi giorni fa, 25 anni dopo, la Corte suprema della California (luogo in cui avvenne il fatto) ha annullato la condanna motivando tale decisione con il fatto che le prove usate per accusare l’imputato erano false, compreso il referto dell’autopsia.

Gli eventi

Era il 17 Novembre 1991 quando la piccola Consuelo Verdugo fu trasportata di corsa al Delano Regional Medical Center, con gravi lesioni alla testa e all’addome, morendovi una settimana dopo.

La piccola, insieme a sua sorella maggiore di 9 anni, era stata lasciata alle cure di Vicente Benavidas Figueroa, compagno della loro madre, mentre quest’ultima si trovava a lavoro. Nel referto dell’autopsia fu accertata come causa di morte un “trauma per ferita da penetrazione rettale” e, sulla base di questo rapporto, l’accusa invocò la pena di morte per Benavidas per violazione o atto di sodomia e omicidio.

La versione di Benavidas e il processo

L’uomo fin dal primo momento si dichiarò innocente, affermando che mentre era intento a preparare la cena la piccola si allontanò da casa, egli pensò che si fosse allontanata con la sorella maggiore che si era recata a casa di una amica a pochi metri dalla loro abitazione, ma appena la maggiore rientrò senza la sorellina, circa 15 minuti dopo, corsero entrambi per strada a cercare quest’ultima e la trovarono distesa nel parcheggio vicino ad una macchina, con gli occhi aperti ma senza reazioni.

Gli stessi difensori dell’imputato sostennero la tesi che si fosse trattato di un incidente, ipotizzando che la bimba fosse stata investita da un'auto nel lasso di tempo in cui si trovava fuori dalle mura domestiche. Durante il processo l’accusa mostrò immagini fortissime dei genitali della bambina accompagnate da rapporti medici sulle lesioni interne subite. L’uomo fu così condannato alla pena di morte.

La battaglia per avere giustizia

Supportato dalla Habeas Corpus Resource Center (organizzazione che assume la difesa di persone indigenti o con risorse limitate), Benavidas ha continuato a professare la sua innocenza per tutto il periodo di detenzione. La svolta è avvenuta quando la difesa è riuscita a dimostrare che alcune cartelle cliniche e alcune fotografie della vittima non erano mai state visionate da uno degli esperti che hanno testimoniato per l’incriminazione.

Nello specifico il dottor Jess Diamond dichiarò durante il processo che la bambina era stata sodomizzata. Ma negli anni a seguire lo stesso medico si disse preoccupato per questo caso, in quanto a suo dire c’erano stati errori nell’autopsia.

Grazie al consulto con una specialista nel campo del settore dell’abuso e dell’aggressione ai bambini, Astrid Happenstall Heger, Diamond riuscì successivamente ad affermare che la bambina non era stata né stuprata né sodomizzata e che la lacerazione rettale e il gonfiore nei genitali erano dovuti a pratiche mediche messe in atto per cercare di salvare la bambina quando ancora era in vita. A lui si sono accodati altri specialisti che hanno concordato con questa versione, affermando con alto livello di certezza medica, che Consuelo non avesse sofferto di penetrazione.

Revoca della condanna a morte

Nel mese di marzo dell’anno 2018 il giudice Carol Corrigan ha dichiarato che la mancanza di tono rettale che inizialmente fu attribuita ad una lesione derivante da violenza, è stata probabilmente la conseguenza dei farmaci che sono stati somministrati alla bimba insieme alle operazioni eseguite. I familiari di Vicente Benavidas sperano ora di poterlo riabbracciare fuori dal carcere, da uomo vivo e libero.