In questi giorni sta facendo scalpore l’ennesima lamentela da parte di uno studente minorenne dell’istituto ITI Da Vinci di Carpi, rispetto all’esperienza di alternanza scuola-lavoro. Il suo caso tuttavia differisce dai soliti polveroni mossi dagli pseudo scandali che emergono regolarmente in rete, destinati solamente ad alimentare le solite discussioni, poichè, in seguito ad un suo post scritto e pubblicato sulla piattaforma sociale Facebook, i professori avrebbero deciso di sanzionarlo con un 6 in condotta.

Gli oppositori all’alternanza, riuniti nel Movimento giovanile della Sinistra di Modena, non hanno perso tempo ad accusare la sanzione di essere anti-educativa, interpretandola addirittura come una privazione della libertà di espressione del ragazzo.

Nel post, in seguito solamente alla sua prima giornata “lavorativa”, il ragazzo lamenta il fatto di essere stato assegnato ad un compito poco formativo, accusando addirittura l’azienda assegnatagli di sfruttarlo come bassa manodopera, obbligandolo a svolgere compiti ripetitivi e faticosi. Il linguaggio utilizzato dallo studente non è però dei migliori, il commento è infatti caratterizzato da una scelta di vocaboli piuttosto scurrili e critici sia nei confronti del lavoro svolto dagli operai-massa, che anche del sistema educativo stesso, paragonati entrambi dal ragazzo alla m***a.

Non è ancora ben chiaro il susseguirsi di eventi che abbia portato un semplice sfogo ad essere affare di stato, ma rimane il fatto che la situazione sia a dir poco tesa all’interno dell’istituto, che al momento sta affrontando una scissione tra coloro che sostengono lo studente e coloro che, come i rappresentanti di istituto, tentano di difendere l’alternanza, sostenendo che non sia concepibile fermare un progetto di tale ampiezza per il malcontento di un singolo individuo.

Difatti, sono in molti quelli che si chiedono il perché della scelta del ragazzo di sfogarsi pubblicamente su un social, piuttosto che confrontarsi con i professori o con il tutor aziendale. Ancor più strano è il fatto che si sia permesso di giudicare l’intero progetto scolastico solamente in base alla propria esperienza e dopo sole poche ore di partecipazione ad esso. Si direbbe che sia un gesto dettato più dalla stanchezza e dallo stress del momento che da un ragionamento frutto della riflessione.

In seguito ad un’intervista con uno dei rappresentanti di istituto stesso è tuttavia emerso il fatto che il tanto discusso 6 in condotta non sia effettivamente stato assegnato realmente alla condotta, bensì rappresenti la mera valutazione dell’approccio dello studente all’alternanza.

Questo voto non andrebbe quindi ad intaccare la media del ragazzo, mettendo a rischio l’anno scolastico stesso come affermato negli articoli scritti a difesa dello studente.

Il problema dei social

La scelta del ragazzo di pubblicare su Facebook si è rivelata determinante per l’evolversi della situazione: l’effetto “eco” ottenuto è infatti stato tanto forte da attirare l’attenzione persino di certi politici. Il “banale” ma grave errore dello studente è stato proprio di sottovalutare l’influenza che internet esercita sulle persone ad esso collegate.

Non è di certo la prima volta che qualcuno usa internet, o, in particolare come in questo caso, Facebook come oggetto di sfogo, e sicuramente non sarà nemmeno l’ultima.

Tuttavia qual è l’insegamento fondamentale che si può trarre da questo particolare episodio? I social media rappresentano una minaccia simile a quella di un vulcano attivo dormiente: per quanto possa sembrarci innocuo quello che, spesso, irresponsabilmente condividiamo, e per quanto poca attenzione possa inizialmente destare, basta davvero poco per fare in modo che una qualsiasi informazione diventi virale, di condivisione in condivisione, like dopo like.

Bisogna inoltre ricordare che sulle piattaforme come Facebook, ma come anche per qualsiasi altro social media in generale, vale la legge del “qualsiasi cosa tu dica potrà essere usata contro di te”. Ed è triste doverlo ammettere, non esiste privacy per coloro che scelgono di esporsi al mondo di internet, per cui è sempre necessario valutare bene se postare quella determinata opinione o foto.

Proprio in questi giorni difatti il fondatore stesso del famigerato e tanto adorato social blu è sotto processo per aver divulgato dati pesonali di ben 87 milioni di persone, finalizzati alla campagna elettorale di Trump. I dati avrebbero infatti permesso agli specialisti dei social dell’ora presidente degli Stati Uniti, a creare annunci specializzati per ogni possibile elettore, convincendolo subliminalmente, usando le sue stesse informazioni “contro” di lui.

Anche se le telecamere social sono solitamente puntate verso di loro, o così a noi appare, i cosiddetti “social influencer” non sono assolutamente gli unici ad avere un impatto rilevante sugli individui intorno a loro.