Dopo tre mesi, emergono dettagli sul caso Pamela Mastropietro, la diciottenne di origine romana morta a Macerata il 30 gennaio scorso dopo essere fuggita dalla comunità di recupero Pars di Corridonia. Tre sono gli indagati dell'inchiesta in corso sulla morte di Pamela: Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima, tutti e tre di origine nigeriana.

Il liquido seminale trovato sul corpo della giovane è stato comparato con quello dei tre indagati. Sono stati prelevati campioni di saliva per ricostruire il dna. Come ci informa il Fatto Quotidiano, il dna corrisponde a quello di Oseghale, all'uomo che aveva dato un passaggio in auto alla giovane, ma non coinvolto nell'inchiesta, un terzo uomo, anch'egli non coinvolto nell'inchiesta e un quarto uomo non identificato.

L'accusa di spaccio per gli indagati

Dall'intercettazione di una conversazione avvenuta in una cella del carcere di Montacuto tra Desmond e Awelima risulta che quello di Pamela non è stato il primo omicidio in cui sono stati coinvolti. I tre indagati avevano commesso diverse torture in Nigeria, dove appertenevano a un'organizzazione criminale, la "Rogged".

Come ci informa Il Resto del Carlino, grazie all'attività informatica dei periti sono state prelevate delle foto dal cellulare di Awelima. Dalle foto si vedono immagini di uomini sottoposti a tortura e immagini di droga. In particolare in una foto si vede un bilancino con una busta e palline di eroina. Dalle conversazioni risulta che a Macerata i nigeriani nascondevano in bocca l'eroina che ingoiavano per sfuggire ai controlli.

Nella città maceratese l'eroina circolava soprattutto vicino ai giardini Diaz, nei pressi della stazione e di un istituto superiore. Dallo studio dei contatti telefonici dei tre indagati sono emersi i clienti che si rifornivano di droga dai tre. Questi elementi insieme ad altre intercettazioni hanno indotto il giudice Giovanni Manzoni a imporre ai tre una misura cautelare con l'accusa di spaccio.

Tra l'altro gli indagati non hanno mai svolto una regolare attività lavorativa in Italia. Lo spaccio di droga era l'unico modo di arricchire se stessi e aiutare le proprie famiglie, come dimostrano le ricerche condotte dalla Guardia di Finanza.

Oseghale avrebbe dovuto mangiare parte del corpo di Pamela

Pamela si riforniva da Innocent Oseghale ma non è morta per un'overdose. Secondo i legali, la ragazza non si è autobucata, aveva paura degli aghi e quando assumeva sostanze stupefacenti, lo faceva inalando o fumando. Il tossicologo Rino Froldi, perito della procura di Macerata ha chiarito che la presenza diffusa della morfina dimostra che Pamela ha assunto eroina, che si deteriora in morfina base. Ma non si può parlare di overdose perché lo stupefacente non si è concentrato nella parte del corpo in cui è avvenuta l'assunzione.

In base alle valutazioni tossicologiche, la giovane è stata dapprima colpita alla testa con un oggetto contundente o caduta su un corpo smussato mentre era intorpidita dall'assunzione di eroina; poi accoltellata due volte alla base destra del torace con una lama a punta monotagliente penetrata fino al fegato.

Il Resto del Carlino ci informa su altri dettagli inquietanti derivanti sempre da intercettazioni, cioè che Oseghale avrebbe dovuto gettare parte dei pezzi del corpo di Pamela nel gabinetto e in parte avrebbe dovuto mangiarli dopo averli congelati. Una notizia che suona inquietante per un occidentale, ma che richiamerebbe una pratica africana di cannibalismo della mafia nigeriana. Infatti i mafiosi nigeriani usano mangiare parti del corpo della vittima, in particolare il cuore, per acquisire forza e coraggio.

Il corpo di Pamela è stato restituito alla famiglia per le esequie. Il 5 maggio si celebreranno i funerali nella Chiesa di Ognissanti a Roma.