Sono le 13 (ore locali) del 3 aprile in quel di San Bruno (SF) quando Nasim Najafi Aghdam decide di entrare nella sede principale di Youtube ed aprire il fuoco ferendo tre persone e scatenando il panico in tutto lo stabilimento poco prima di togliersi la vita. La polizia, arrivata poco dopo le segnalazioni da parte dei lavoratori del servizio streaming più famoso al mondo, non ha potuto fare niente se non costatare l’accaduto.

Le motivazioni dell'accaduto

Nasim Najafi Aghdam trentanovenne di origini iraniane che abitava non lontano dalla sede aveva all’attivo vari canali YouTube in lingua inglese, turca e farsi con i quali pubblicava video di vario tipo, parodie musicali, esercizi fisici ma anche video in cui discuteva temi come la violenza sugli animali e la cucina vegana.

Aghdam non è legata a nessuna cellula terroristica, come la stampa americana, allarmista da sempre, aveva ipotizzato inizialmente, le motivazioni infatti sembrano essere di tutt’altra natura.

La donna aveva espresso critiche verso la piattaforma e i suoi algoritmi più di una volta, incolpandoli di aver modificato le regole e aver portato un drastico calo delle sue visualizzazioni, bloccando la monetizzazione di alcuni dei suoi video ritenendoli non adatti ad un pubblico più giovane.

La fame di popolarità giustifica l'accaduto?

Aghdam come tanti altri vive in un contesto nel quale la popolarità sui social diventa di vitale importanza per la propria sopravvivenza non tenendo in conto che le regole del gioco vengono scelte dalle piattaforme e non dagli utenti.

La giovane si è sentita colpita nel momento in cui Youtube ha censurato i suoi video.

La popolarità diviene sempre più centrale nella società, e i motivi economici incentivano sempre più questa voglia di fama che risulta sempre più incontrollabile e al pari di un bene necessario per la sopravvivenza psichica dell'individuo. Si tratta di fenomeni sempre più frequenti, dove il social assume la funzione di causa o strumento di terrorismo reale e virtuale. Del resto, per un breve periodo Youtube e altre piattaforme sono state oggetto di propaganda per gli utenti, fenomeno che ha portato il più grande social dei video ad adottare norme sulla privacy e il copyright ancora più severe, misura per la quale, tuttavia, hanno iniziato a risentire anche gli utenti medi, intenti a pubblicare contenuti ordinari, dunque non a sfondo terroristico.