Il padre di Sana Cheema, secondo quanto riferiscono i media pakistani avrebbe confessato l'omicidio della figlia, avvenuto proprio in Pakistan lo scorso aprile. L'uomo, in arresto già da tre settimane, si sarebbe fatto aiutare da uno dei figli per strangolare la giovane ragazza. Alla 25enne, nata a Brescia, sarebbe stato rotto l'osso del collo per aver rifiutato un matrimonio combinato.

Il risultato dell'autopsia

L'autopsia realizzata dal Laboratorio forense del Punjab avrebbe dato conferma circa la natura della morte di Sana. I risultati parlano di strangolamento, in particolare l'osso del collo sarebbe stato rotto.

La ragazza italo-pakistana era stata uccisa lo scorso 18 aprile da tre suoi familiari, in una sorta di delitto d'onore.

Le due ricostruzioni

La 25enne nata a Brescia e con cittadinanza italiana è morta in patria. "Per morte naturale" secondo alcune ricostruzioni che arrivano dal Pakistan. "Uccisa dal padre e da un fratello perché si era rifiutata di accettare un matrimonio combinato" secondo invece i membri della comunità pakistana in Italia.

La vicenda

Una storia torbida che è cominciata con l'iscrizione sul registro degli indagati con l'accusa di omicidio e sepoltura non autorizzata, finito con l'arresto. Questo l'epilogo della vicenda che ha visto coinvolti il padre, lo zio e il fratello di Sana.

Lo stesso Raza Azif, capo della comunità pakistana in Italia aveva confermato la custodia dei parenti della ragazza presso la polizia locale. La ragazza aveva lasciato Brescia lo scorso novembre ed era andata in Pakistan, qui il rifiuto di sposare un ragazzo che non amava e così la triste fine.

Era stato il giudice distrettuale Uzma Chugthai ad accogliere la richiesta di autopsia. Oltre a Mustafa Ghulam, Adnan Cheema e Iqbal Mazhar rispettivamente padre, fratello e zio di Sana, sarebbe coinvolto anche un cugino della ragazza, accusato di aver trasportato il cadavere al luogo di sepoltura. Inoltre, lo stesso medico che ha firmato il certificato di morte sarebbe indagato. Proprio quest'ultimo, come riferito da Raza Asif, era stato il primo ad accusare i parenti più stretti della povera Sana.

I tre arrestati, secondo fonti pakistane, avrebbero anche tentato la fuga in Iran: fermata dall'intervento delle forze dell'ordine locali. Intanto in Italia è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Brescia. Tutta la documentazione verrà inviata al sostituto procuratore Ambrogio Cassiani.