Una ricerca condotta dal Greater Virunga Transboundary Collaboration, svolta in sinergia con IGP (Gorilla International Conservation Programme), ha evidenziato un netto aumento del numero di gorilla di montagna nell'area dei vulcani Virunga, i quali si trovano al confine tra Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda. In questa zona, infatti, si è passati da una popolazione stimata in 480 individui nel 2010 ad un numero di esemplari pari a 604. La popolazione globale di gorilla di montagna, quindi, sarebbe stimata in 1004 individui, mentre in precedenza erano 880. Allo stato attuale, quindi, il gorilla di montagna è l'unica grande scimmia il cui numero è in crescita: ciò è dovuto all'efficacia delle politiche di conservazione nei suoi confronti, alle quali prendono parte attivamente anche le ONG e i governi dei Paesi in cui si trova il Virunga National Park.

L'uomo, la principale minaccia dei primati

Come per la maggior parte delle specie in pericolo di estinzione, le minacce più grandi nei confronti delle scimmie derivano dalle attività dell'uomo: tra queste spiccano la perdita degli habitat [VIDEO] e il bracconaggio. Quest'ultimo è particolarmente diffuso in Africa, soprattutto nei confronti di specie animali con un valore commerciale molto alto sul mercato nero (ad esempio gli elefanti, cacciati per via dell'avorio di cui sono fatte le loro zanne), tant'è vero che i guardiani dei parchi girano armati per le riserve naturali e sono autorizzati a sparare sul posto ai bracconieri. Nella foresta amazzonica, invece, l'habitat è molto minacciato dalla deforestazione [VIDEO], spesso attuata per ottenere aree coltivabili o per espandere le zone urbane già presenti, nonché per la creazione di poli industriali.

Questo problema si pone anche nell'Asia sudorientale, minacciando in particolare la sopravvivenza dell'orango.

Situazione attuale e possibili soluzioni

Uno studio pubblicato lo scorso anno ha evidenziato che il 60% delle specie di primati è a rischio di estinzione. I dati più allarmanti si registrano proprio in Africa, a causa della forte espansione agricola in corso. In America centrale e meridionale i dati, per quanto allarmanti, sono meno drammatici, evidenziando che circa un terzo delle specie lì presenti sia a rischio di estinzione. Sono al vaglio diverse soluzioni per ridurre il fenomeno: una di queste è l'istituzione di programmi educativi al fine di mettere in risalto l'importanza della conservazione degli ambienti naturali, nonché la messa in atto di politiche di conservazione più rigorose. Come evidenziato dagli studiosi, però, la difficoltà più grande sta nel mettere effettivamente in pratica queste ipotesi.