In Gran Bretagna, nella Newcastle University, è stata recentemente approvata la mozione in cui si suggerisce di collocare all’interno di ogni gabinetto di sesso maschile dell’università un contenitore sanitario. La proposta di Hannah Fitzpatrick è stata approvata all'unanimità dalla "Union Lgbt" e permetterà agli studenti di genere neutro di utilizzare le strutture con le quali si sentono più a proprio agio. Questa mossa, dichiara il presidente Ronnie Reid, da un lato è per gli studenti che si identificano con una gamma differente di generi [VIDEO]. Dall'altro, è anche per gli studenti affetti da malattie come la colostomia o altri problemi di salute, ad esempio l’incontinenza, dove in precedenza non era disponibile alcun metodo di smaltimento igienico.

La notizia si è diffusa rapidamente ed ha creato forti spaccature di pensiero. Da una parte abbiamo i sostenitori come Dave Smith, laureato all'Università di Sunderland, che ha dichiarato: "Dobbiamo finalmente superare l'idea che ci siano solo due generi". Anche il regista Zoe Baillie si è dimostrato entusiasta. Ha affermato: "È bello vedere l'Università di Newcastle ascoltare i propri studenti. Stanno aprendo la strada per offrire pari strutture e garantire il benessere personale ed emotivo di tutti gli studenti, indipendentemente dal loro genere”. D’altro canto, molti sono stati meno accoglienti rispetto alla nuova proposta, definendosi contrari all’iniziativa. Amanda Wilson attraverso i social media ha scritto: "Il mondo è ufficialmente impazzito!".

Transgender: il dolore di sentirsi straniero nel proprio corpo

Questa proposta ha acceso i riflettori su una tematica tanto importante quanto delicata relativa alle persone transgender.

Con questo termine si indicano tutti coloro che non si riconoscono nel loro sesso [VIDEO] di nascita. Questa condizione, riportata nel DSM IV come “disturbo dell’identità di genere”, è adesso stata modificata nel DSM V a “disforia di genere”. I motivi del cambiamento sono legati a un importante cambio di prospettiva: la diagnosi di 'disturbo' implicava l’idea che l’identità non congruente con il genere assegnato alla nascita fosse di per sé patologica. La nuova dicitura, invece, mette in risalto la sofferenza che accompagna tale condizione, definita 'incongruenza', 'incoerenza' o 'atipicità'.

Proprio per cercare di superare la concezione dualistica di “uomo” e donna”, ormai non sufficientemente ampia da includere anche i soggetti “transgender”, sono state promosse numerose iniziative. Lo scorso anno, John Lewis ha eliminato le sezioni separate nei suoi negozi, evitando così di distinguere e catalogare l’abbigliamento secondo il genere. Inoltre, l’ente dei trasporti pubblici “Transport for London” ha vietato l'espressione "signore e signori" negli annunci e al personale è stato detto di usare termini come "Buongiorno a tutti".