Sono finiti in manette 6 poliziotti che, a Roma, durante il servizio erano integerrimi ma poi, una volta smessi i panni da pubblico ufficiale, agivano come informatori di un imprenditore da tempo seguito dalla Dda per presunti collegamenti con la camorra. Tra costoro risulta anche un agente che era stato premiato dal capo della polizia per aver salvato la vita a un uomo che voleva suicidarsi lanciandosi da un balcone.
È stata arrestata anche una donna, Simona Amadio, che lavorava nella segreteria di un procuratore, compagna di un poliziotto addetto all'ufficio scorte della Questura.
Secondo gli inquirenti, gli agenti avrebbero fornito una serie di informazioni riservate a Carlo D'Aguano, proprietario di sale giochi e bar nella capitale, sul quale sarebbe in corso un'indagine della Direzione distrettuale antimafia per presunti contatti con la camorra.
Simona Amadio la presunta talpa
Insieme a Simona Amadio (49 anni), impiegata presso la segreteria di un procuratore aggiunto di Roma, sono stati arrestati il suo compagno, Angelo Nalci (poliziotto addetto al servizio scorte), gli agenti Gianluca Famulari (44 anni), Fabio Di Giovanni (47 anni), Federico Rodio (44 anni), Francesco Macaluso (38 anni) e Alessandro Scarfò (38 anni). Inoltre nel registro degli indagati sarebbero finiti altri poliziotti, tra i quali uno è stato sospeso dal servizio.
Dall'inchiesta è emerso che la talpa che da circa un anno girava ai poliziotti delle informazioni riservate era la Amadio. Gli agenti, in un secondo momento, avrebbero poi fornito i documenti segreti a D'Aguano: si trattava di una serie di dettagli sull'indagine che gli inquirenti stavano portando avanti nei suoi confronti.
Roma: una vasta rete di corruzione
Al centro dell'indagine che ha portato i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e i poliziotti della Squadra mobile della Questura capitolina a procedere con gli arresti, c'è soprattutto la coppia formata da Simona Amadio e Angelo Nalci. Il destinatario delle informazioni coperte da segreto, Carlo D'Aguano, era finito all'attenzione degli investigatori nel corso dell'operazione "Babilonia" della scorsa estate, che aveva permesso di assicurare alla giustizia due associazioni criminali, una vicina alla camorra e l'altra romana.
Soffermandosi sull'imprenditore, gli inquirenti hanno scoperto una vasta rete di corruzione. Alcuni poliziotti, infatti, avrebbero ottenuto dal titolare di bar e sale giochi, in cambio della documentazione sul suo conto, auto a prezzi scontati, denaro e quote societarie del gruppo D'Aguano. Le accuse nei confronti dei soggetti arrestati sono di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione, rivelazione di segreti d'ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.