Si era 'permessa' di non ricambiare le sue avances ed è stata finita non con 40, ma con 85 coltellate, la giovanissina Jessica Valentina Faoro. La 19enne, la cui unica 'colpa' è stata di andare ad abitare nella tana del lupo, l'appartamento milanese in via Brioschi del tranviere 39enne Alessandro Garlaschi, è stata massacrata da lui nella notte dello scorso 6 febbraio. La procura di Milano ha appena chiuso l'inchiesta nei suoi confronti. Il pm gli contesta l'omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi, oltre al vilipendio di cadavere e alla sostituzione di persona, perché fece passare sua moglie per la sorella.
Omicidio Jessica Faoro, chiusa l'inchiesta
Jessica era andata a vivere da neanche due settimane come ragazza alla pari in casa del tranviere Alessandro Garlaschi, usufruendo di una stanza. Lui aveva spacciato sua moglie, comunque risultata estranea all'indagine, per sua sorella. A Jessica faceva ripetutamente avances non corrisposte. La sera dell'omicidio, Garlaschi aveva prima accompagnato la moglie dalla suocera, dove la donna era rimasta a dormire, poi aveva lasciato sul comodino della ragazza un bigliettino in cui era scritto: "Ciao bimba, sai che ti voglio bene. Ci vediamo stasera per vedere il film". Aspettava il ritorno di Jessica, evidentemente in cerca di qualcosa di più di una semplice compagnia.
E, proprio durante la visione di un cartone animato, Garlaschi aveva fatto ripetute avances alla ragazza. Approcci non corrisposti e per questo la punì massacrandola. Lo dice l'indagine appena chiusa condotta dal pm di Milano Cristina Roveda in vista della richiesta del rinvio a giudizio del tranviere. L'indagine ha accertato che Garlaschi infierì sulla ragazza con 85 coltellate. L'accanimento furioso proseguì anche dopo l'omicidio: era già morta Jessica quando l'uomo avrebbe dato fuoco a una parte del tronco per cauterizzare una ferita al fine di non fare uscire lo stomaco, cercando poi di distruggere il cadavere.
Il tranviere si difende
Fu proprio Garlaschi a chiamare le autorità, sollecitando con urgenza l'arrivo di un’ambulanza e della polizia.
Al centralino raccontò di aver avuto una lite e che la ragazza l'aveva colpito con un coltello a entrambe le mani; lui per difendersi le avrebbe sotttratto l'arma colpendola allo stomaco: "Infatti è uscito un pezzo di organo", disse al centralino. A distanza di tempo, il tranviere ha riferito di non saper spiegare cosa sia accaduto, eccetto ricordare di averle dato tre leggere coltellate dopo che Jessica gli aveva detto che gli stava troppo addosso e lei per prima l'avrebbe ferito con lievi coltellate alle mani. Una costruzione della realtà per far passare l'ipotesi di una legittima difesa quantomai improbabile, visto l'accanimento omicida da parte di Garlaschi che aveva già precedenti per stalking.
L'uomo, in una lettera scritta al legale, ha chiesto una perizia psichiatrica sostenendo di non ricordare cosa possa essere accaduto. Francesca Santini, l'avvocato che lo difende, ha nominato come consulente di parte uno specialista perché accerti le reali condizioni mentali dell'assistito e se fosse in grado di intendere e volere quando uccise la ragazza.
Il tranviere ha negato qualsiasi approccio sessuale, sostenendo che le piaceva la ragazza, ma le voleva bene e di aver trascorso 12 giorni "stupendi" con lei: tanti sono stati i giorni in cui la povera ragazza ha abitato in quella casa. Ha anche riferito che, oltre a ospitarla, in cambio delle pulizie domestiche le avrebbe pagato vestiti, parrucchiere, persino le lenti a contato, e le avrebbe trovato un lavoro. Si sentiva investito da una missione, aiutarla a cambiare vita, avendo, già così giovane, un vissuto molto travagliato. Invece gliel'ha tolta con ferocia inaudita.