Continuano le indagini sulla tragica morte di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina ritrovata senza vita in uno stabile abbandonato a San Lorenzo, storico quartiere universitario di Roma. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato un pusher italiano, chiamato Marco, a fornire il mix di pasticche e psicofarmaci utilizzato dal branco per stordire la giovane. Al momento, sono in stato di arresto i senegalesi Brian Minteh e Mamadou Gara, il nigeriano Alinno Chima ed il ghanese Yusif Galia,

Caccia al pusher italiano

Desirée è stata ritrovata morta tra le impalcature di un palazzo abbandonato, divenuto covo di spacciatori e ricovero per senzatetto, all'alba di venerdì 19 ottobre.

Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto in seguito ad una telefonata anonima effettuata, da un telefono pubblico, nel cuore della notte.

La giovane, con ogni probabilità, è arrivata il via Dei Lucani intenzionata ad acquistare della droga, ma, non avendo abbastanza soldi con sé, è finita nelle grinfie del branco. Tra i suoi aguzzini, ci sarebbe anche un italiano, Marco. Il pusher, ancora a piede libero, avrebbe dato a Desirée il cocktail letale di psicofarmaci e droghe. Gli inquirenti, ora, gli stanno dando la caccia.

Uccisa con crudeltà, per divertimento

Secondo il gip Maria Paola Tomaselli, che ha già convalidato l'arresto dei quattro africani, tutti i membri del branco che ha ucciso Desirée erano consapevoli che il mix fornito dallo spacciatore italiano fosse potenzialmente letale.

I 4 africani, inoltre, dopo aver abusato lungamente e ripetutamente della ragazzina, l'hanno lasciata abbandonata a se stessa senza prestarle adeguati soccorsi. Il gip è convinto che abbiano agito con 'crudeltà, per divertimento senza remore e disinvoltura' e abbiano trasformato Desirée in un 'mero oggetto di soddisfazione sessuale'.

Nell'ordinanza, il gip ha citato anche una frase shock pronunciata, secondo alcuni testimoni, da tre dei quattro fermati: 'Meglio questa tossica morta che noi in galera'.

Durante gli interrogatori di garanzia, per il momento, solo Minteh, il senegalese, ha deciso di collaborare e di rispondere alla domande del giudice. L'uomo ha ammesso, in un francese stentato, di essere stato presente alle violenze, ma di non essere l'autore dell'omicidio. Anche il nigeriano Chima si è dichiarato, tramite il suo legale, innocente: 'Si vedeva che Desirée era una bambina, non l'ho sfiorata', avrebbe detto.