Continua a far parlare di se il caso del Ponte Morandi, il viadotto crollato il 14 ottobre a Genova. Una tragedia immane, come si ricorderà, scolpita ancora nella mente di tutti noi. Le indagini per chiarire le cause del disastro in cui persero la vita 43 persone sono cominciate immediatamente dopo il fatto di cronaca. La procura vuole vederci chiaro, per questo negli scorsi mesi sono stati analizzati i pezzi del ponte, che giacciono catalogati uno ad uno in un capannone poco distante dal luogo in cui i fatti si sono verificati. Dopo la tantissime ipotesi che sono state fatte in questo periodo, nelle ultime ore ne è spuntata un'altra.

A parlare è l'ingegnere Agostino Marioni, il quale è ex presidente della società che nel 1993 si è occupata dei lavori di rinforzo del ponte. In un primo momento il professionista aveva pensato infatti che il collasso del viadotto fosse stato causato dagli stralli corrosi, ma davanti ai pm ha dichiarato che forse le cose potrebbero essere andate in maniera leggermente diversa. Il condizionale in questi casi è d'obbligo: il ponte, secondo l'ipotesi formulata da Marioni, sarebbe caduto a causa della bobina d'acciaio, pesante diversi quintali, che il tir diretto all'Ilva trasportava con se e che il mezzo avrebbe perso per strada.

Il crollo causato forse dalla caduta del rotolo di acciaio

Non è la prima volta, tra l'altro, che il camion che in quel momento passava sopra al ponte viene indicato come il fattore che avrebbe scatenato il crollo.

Stando a questa ipotesi, il tir, con il suo peso, avrebbe sollecitato l'infrastruttura, comunque già compromessa di per se, con gli stralli che, come si è potuto appurare, erano arrugginiti e addirittura ridotti di circa il 20%. Il rotolo che il tir portava con se pesava infatti quasi quattro tonnellate, tre e mezzo per essere precisi.

Quindi l'ingegnere ha calcolato che, se il camion viaggiava ad una velocità di 60 chilometri orari, perdendo il rotolo per strada avrebbe provocato un'onda d'urto paragonabile ad una vera e propria cannonata, tanto potente appunto da far collassare tutta la struttura. Tale tesi sarebbe scaturita, sempre secondo Marioni, dalla visione di alcuni video ripresi dalle telecamere, i quali gli fanno pensare che le cose siano andate proprio in questa maniera.

Quindi ha proposto ai pm di controllare se sulla bobina di acciaio vi sono macchie o segni di asfalto. Questo, se verificato e confermato, potrebbe confermare o smentire la veridicità delle affermazioni dell'ingegnere.

Il cardinale Bagnasco sul luogo della tragedia

La notizia di questa nuova ipotesi sul crollo arriva proprio nel giorno in cui si commemorano i defunti. Proprio oggi, infatti, il cardinale Angelo Bagnasco si è recato sul luogo della tragedia in modo da rendere omaggio alle persone decedute quella tragica vigilia di Ferragosto. Marioni, che oggi ora lavora in Cina, ha anche ravvisato di come ciò che resta del ponte non andrebbe demolito del tutto, magari si potrebbe riparare la struttura restante e usare l'acciaio per rifare il tutto. Le indagini sul disastro ad oggi procedono spedite.