"Questa volta ho stampato seimila biglietti e li ho venduti tutti". Un'intercettazione fisserebbe la voce del figlio di uno dei titolari della 'Lanterna Azzurra', la discoteca di Corinaldo dove è avvenuta la strage costata la vita a sei persone, cinque minori e una mamma. La registrazione, mandata in onda ieri nel corso del programma 'Chi l'ha visto?', dimostrerebbe che alla discoteca di Corinaldo in attesa del dj set del trapper Sfera Ebbasta che non si è mai tenuto, c'erano molte più persone del consentito.

Forse non si saprà mai esattamente quanta gente c'era nel locale nella sciagurata notte del sette dicembre: difficile fare un conteggio tra biglietti ufficiali Siae, ingressi 'in nero', omaggi, braccialetti, ticket rosa ovvero drink card e tagliandi delle consumazioni.

Intanto è stato rilasciato il minorenne fermato perché sospettato di aver usato lo spray al peperoncino.

Strage in discoteca, il 'giallo' dei biglietti venduti

"I conti non tornano": l'aveva detto da subito il premier Giuseppe Conte, giunto ad Ancona la mattina dell'otto dicembre per partecipare a un vertice in Prefettura dopo la strage in discoteca. La storia dei biglietti è e resta uno dei punti oscuri della tragedia di Corinaldo.

Ma molti indizi lasciano pensare che i biglietti venduti siano molti di più rispetto alla capienza del locale che avrebbe permesso l'ingresso a non più di 871 persone, divise tra tre sale dislocate su due piani e così pare non sia stato. Nell'audio divulgato ieri nel corso della trasmissione Chi l'ha visto?, sarebbe il figlio di un titolare del locale a lamentare di star messo male perché "di solito stampo cinquemila prevendite, ne ho stampate seimila e mi sa che non bastano".

Gruppo Facebook 'Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra', prove per gli inquirenti

Vincenzo Fiore, papà di un ragazzo minore che lavorava in quella discoteca la sera della tragedia, ha esibito in trasmissione un biglietto di prevendita con numero seriale 5242. Non c'erano solo i ticket ufficiali, ma anche ad esempio, braccialetti gialli da 30 euro che valevano come tavolo e consumazione, 'pink card' al posto dei biglietti per far consumare ai minori alcolici in attesa dell'evento che non c'è mai stato, una 'selva oscura' che gli inquirenti stanno cercando di abbattere. I militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Ancona, hanno sequestrato computer, stampanti, tablet e cellulari per venirne a capo.

Sette persone tra proprietari e gestori del locale, sono iscritte sul registro degli indagati per omicidio colposo plurimo.

Di grande aiuto alle indagini, il Gruppo Facebook 'Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra' dove, basta dare una scorsa, ci sono testimonianze significative. Un ragazzo scrive: "Io quella sera ero presente con i miei amici, ancora abbiamo il biglietto del tavolo, io ho il numero 1313". Una mamma, racconta che sua figlia aveva preso un tavolo e con lei erano in 70, tutti senza biglietto. "Lo avevano acquistato con la prevendita (più di 30 euro) ricevendo solo il buono per la consumazione. Quindi ora lei ha solo il braccialetto giallo". Un'altra dice che suo figlio è entrato dopo le 23 quando non rilasciavano nessun biglietto Siae e quindi "probabilmente già sapevano che sarebbero stati troppi".

Ancora una mamma, riferisce che ai ragazzi che sono più seguiti sui social viene proposto dal locale, in cambio di ingresso gratuito, di vendere mazzette di biglietti-consumazione ad amici o followers. "I venditori fanno un po' di cresta sul biglietto venduto e, alla fine, oltre al gruzzoletto, hanno l'ingresso gratuito. Una catena di reati".

A guardare le immagini pubblicate sul Gruppo, poco prima che si scatenasse l'inferno, il locale era gremito. Una condizione in cui scappare da un pericolo è già di per sé impossibile.

Strage in discoteca, torna libero il 17enne sospettato

Il 17enne, e non 15enne come era stato detto in un primo momento, fermato perché sospettato di aver usato lo spray al peperoncino che ha scatenato il panico, è tornato libero.

Il giudice del tribunale dei minori di Ancona lo ha rimesso in libertà perché, pur avendo convalidato l'arresto perché trovata droga nella sua abitazione, non ci sono i presupposti per la custodia cautelare: reiterazione del reato, pericolo di fuga, inquinamento delle prove. Resta indagato, ma a piede libero, per omicidio preterintenzionale plurimo, lesioni colpose e dolose, in un'inchiesta in cui l'unica certezza finora sono i sei morti.