Prestazioni sessuali o regali per 'aggiustare' processi. Oppure per garantire promozione agli esami di Stato per diventare avvocato. Arriva da Lecce lo scandalo giudiziario-sessuale-affaristico che ha sconvolto la procura e la Asl cittadina. E' accusato di corruzione in atti giudiziari e abuso e vendita delle proprie funzioni di magistrato, Emilio Arnesano, sostituto procuratore del capoluogo salentino, arrestato ieri dai militari [VIDEO] del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

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Barche, battute di caccia, viaggi di lusso, soggiorni in luoghi esclusivi, visite mediche garantite a familiari e persino scatole di viagra: un quadro di corruzione a vari livelli emergerebbe dal testo dell'ordinanza del gip di Potenza, Amerigo Palma che, oltre al pm, ha posto agli arresti in carcere un dirigente della Asl, mentre sono finite ai domiciliari altre quattro persone.

Il pm, le avvocatesse di bella presenza e i favori sessuali

Sono rimaste coinvolte nell'indagine l'avvocatessa Benedetta Martina, ma anche un'altra avvocatessa del Foro di Lecce e una praticante che doveva sostenere l'esame di abilitazione alla professione.

L'inchiesta partita dalla procura di Lecce, poi trasferita a quella di Potenza perché il magistrato coinvolto è salentino, comprende per così dire due filoni: uno sessuale, l'altro affaristico, in un complessivo " sistema ben collaudato di reciproco scambi di favori" secondo quanto scrive il gip.

Con l'avvocatessa Martina, ora agli arresti domiciliari, Arnesano avrebbe stretto un "rapporto corruttivo, consolidato e duraturo": infatti avrebbe agevolato l'esito dei processi di clienti della Martina in cambio di prestazioni sessuali. La stessa Martina si sarebbe esposta per aiutare una giovane collega che doveva superare gli esami da avvocato.

Dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza emerge che Arnesano avrebbe chiesto se la candidata fosse di bella presenza, quindi con un componente della commissione d'esame avrebbe concordato le domande. Il pm e l'avvocatessa compiacente, avrebbero deciso che per sdebitarsi la praticante lo avrebbe incontrato all'inizio solo per un caffè.

Un'altra avvocatessa, infine, si sarebbe rivolta al pm per cancellare un procedimento disciplinare nei suoi confronti in cambio di sesso. Il gip nell'ordinanza descrive il pm arrestato come "del tutto privo di qualsiasi freno inibitorio" specificando che avrebbe "venduto l'esercizio della sua funzione giudiziaria in cambio di incontri sessuali ed altri favori"

Il pm, la piscina e i 'regali' dai dirigenti della Asl

Agli arresti sono finiti anche quattro dirigenti dell’Asl di Lecce: in carcere è finito Carlo Siciliano. Ai domiciliari invece Ottavio Narracci, ex direttore generale, e altri due dirigenti, Giorgio Trianni e Giuseppe Rollo, rispettivamente primario di Neurologia e di Ortopedia dell'ospedale cittadini.

Proprio da questi particolari rapporti con personale della Asl è scaturita l'inchiesta.

Tutto è cominciato da una specifica notizia di reato inerente il dissequestro della piscina di Giorgio Trianni, grazie all'intermediazione del comune amico e dirigente Asl, Carlo Siciliano. Dissequestro disposto da Arnesano con richiesta di archiviazione della notizia di reato .Le Fiamme Gialle, insospettite, hanno cominciato a indagare sul magistrato scoprendo il 'sistema Arnesano [VIDEO]'.

Quella piscina, ora di nuovo sotto sequestro, era stata oggetto di un 'mercimonio': il pm l'avrebbe 'sbloccata' ricevendo in cambio da Trianni soggiorni gratuiti con battute di caccia, quindi una barca di 12 metri, ora sequestrata, che gli sarebbe stata venduta in nero da Siciliano a prezzo stracciato. Sequestrati anche 18 mila euro, profitto del reato di corruzione. Ai tre dirigenti agli arresti domiciliari, Arnesano avrebbe garantito l'esito positivo di procedimenti giudiziari a loro carico, come ad esempio l'assoluzione di Ottavio Narracci dall'accusa di peculato e abuso d'ufficio.

Secondo il gip, l'indagine è destinata ad estendersi e dovranno essere analizzati i fascicoli presenti nell'ufficio del pm arrestato: potrebbero essere stati usati come merce di scambio per ottenere altri 'favori'.