Dopo un ironico "evviva la giustizia italiana" scritto su Facebook dal vicepremier Matteo Salvini, gli utenti dei social si sono scatenati in pesanti insulti e minacce rivolte al giudice Gerardo Boragine. Il magistrato, che è stato menzionato dal ministro per l'assoluzione di alcuni contestatori ad un comizio della Lega, è ora sotto scorta.

Patronaggio, Spataro e Boragine: i tre magistrati attaccati da Salvini

Non è la prima volta che Matteo Salvini fa critiche mirate ad un rappresentante della Giustizia. È già accaduto la scorsa estate nei confronti del pm Luigi Patronaggio (che dopo aver iscritto il capo del Carroccio nel registro degli indagati ha ricevuto una lettera minatoria e un proiettile da guerra) ed è accaduto di nuovo in tempi più recenti.

Se poche settimane fa si è assistito ad un duro botta e risposta tra il pm Armando Spataro e il ministro sull'anticipazione di un operazione di polizia su Twitter, l'attenzione ora si è spostata sul giudice Gerardo Boragine. L'oggetto di contestazione, in quest'ultimo caso, riguarda la sentenza promulgata da Boragine nei confronti di 26 giovani accusati di adunata sediziosa. I manifestanti, secondo l'accusa, si sarebbero presentati ad un comizio di Matteo Salvini tenuto nel 2015 e avrebbero lanciato delle pietre per protesta. Tuttavia, la sentenza decretata dal giudice ha assolto gli imputati per insussistenza del fatto, una decisione che ha attirato l'ironia e il fastidio del vicepremier leghista.

Gli insulti a Boragine, la scorta e la reazione di Salvini

Sui social, Matteo Salvini ha commentato il verdetto del giudice scrivendo: ''Evidentemente aggredire e lanciare sassi per qualcuno non è reato. Evviva la 'giustizia' italiana'' (nonostante, in realtà, l'assoluzione sia avvenuta perchè ''il fatto non sussiste'' e non perchè ''il fatto non costituisce reato'').

Le reazioni al post del leader del Carroccio sono state diverse e, soprattutto, astiose. Alcuni utenti hanno postato un'immagine di Boragine a mò di foto segnaletica, altri lo hanno accusato di essere una 'toga rossa', altri ancora hanno espresso malauguri e minacce. Per questo motivo il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di Lucca, città in cui esercita il giudice, gli ha assegnato una scorta personale che protegga la sua incolumità.

Il ministro dell'Interno, invece, dopo esser venuto a conoscenza delle minacce ha affermato: ''Do tutta la mia solidarietà a chi si sente minacciato, ma ritengo mio diritto e di chiunque parlare pubblicamente senza dover schivare pietre che volano ad altezza d'uomo", alludendo ai contestatori assolti.