Hanno scavato giorno e notte senza sosta per circa due settimane, col sole ma anche in condizioni meteo avverse, incoraggiati dalla speranza che Julen stesse tenendo duro, che si fosse solo addormentato, con i battiti cardiaci rallentati e in attesa di poter finalmente rivedere i suoi genitori.

Invece, la realtà che si è presentata dinanzi agli occhi dei minatori è stata un'altra: Julen è morto; probabilmente il suo piccolo corpo non ha retto alla caduta o forse è rimasto intrappolato per troppo tempo sotto terra. Soltanto l'autopsia potrà fornire delle risposte precise sulle cause del decesso.

Ed ora, dopo questo tragico e ingiusto epilogo, mamma e papà Roselló dovranno affrontare l'ennesimo doloroso lutto, il vuoto incolmabile che lascia la morte di un figlio, dovranno fare i conti con una nuova voragine profonda oltre 100 metri, quelli che hanno separato per sempre le loro vite da quella del piccolo Julen.

La tragedia

I bambini nascono per giocare, per correre e divertirsi, e pare che Julen - stando alle testimonianze raccolte finora dagli investigatori - stesse proprio giocando tenendo in mano un sacchettino di caramelle, con tutta la spensieratezza, la leggerezza e la carica di vita che i suoi due anni portavano con sé, quando all'improvviso è precipitato in un pozzo che l'ha fatto sprofondare ben oltre i 100 metri al di sotto del terreno.

Le ricerche

Fin da quando è stato lanciato il primo allarme, sono state numerose le persone e gli esperti che hanno messo a disposizione le proprie forze e i loro mezzi per cercare di estrarre il bambino ancora in vita. Le operazioni di trivellazione, però, in più di un'occasione sono andate incontro a delle battute d'arresto.

Infatti i lavori per scavare un tunnel verticale attraverso il quale si potesse raggiungere Julen sono stati rallentati da alcune difficoltà: dapprima un massiccio roccioso di ardesia, poi le condizioni meteo avverse.

Solo dopo essere giunti al punto stabilito è stata introdotta una capsula di metallo che consentisse ai soccorritori di calarsi verso il basso in sicurezza.

A questo punto, i minatori della Brigada de Salvamento Minero hanno potuto cominciare a scavare una galleria orizzontale di collegamento tra il tunnel e il pozzo, utilizzando anche le mani quando si è reso necessario. In un secondo momento si è fatto ricorso anche a delle micro-cariche di esplosivo per abbattere un tratto di roccia particolarmente duro. Proprio in queste fasi, i minatori hanno più volte riportato che dal ventre della terra non giungeva alcun segnale di vita.

Il piccolo Julen

Julen è riuscito a tenere unita per 13 giorni quella parte di mondo interessata alla sua vita attraverso le preghiere e la speranza, ognuno aggrappandosi a ciò in cui credeva, affinché un destino ingiusto non si abbattesse ulteriormente su una famiglia che già aveva dovuto sopportare un terribile dolore, avendo perso appena 2 anni fa un altro bambino, Oliver, di 3 anni, a causa di un infarto.

Purtroppo però il secondogenito di José e Victoria non c’è più; il pozzo l'ha strappato via per sempre alla vita, chiudendo quegli occhi grandi e scuri che avrebbero dovuto ancora guardare e poggiarsi su tante cose belle che il papà gli avrebbe indicato. La mamma non potrà più accarezzargli di notte i capelli sottili, e ormai non potrà più stringere tra le mani quelle caramelle che il piccolo teneva con sé mentre correva felice, giocando e ridendo come avrebbe meritato di fare per il resto della sua vita.