Mai avrebbe pensato che dietro a quell’annuncio, letto su Facebook, si nascondesse una trappola da incubo. Tutto è infatti cominciato da un’inserzione di lavoro come babysitter, simile a tante altre a cui la giovane aveva risposto in passato, per guadagnare qualche soldo. Dopo aver dato il suo numero di telefono, la ragazza, nata e residente a Verona, è stata subito contattata per fissare un appuntamento per le 23 di giovedì 10 gennaio, nelle vicinanze della stazione di Porta Vescovo: ad attenderla ha trovato una donna che doveva accompagnarla in macchina fino a casa, dove si trovava il bambino da accudire.

Nel corso del tragitto però, l’auto si è fermata per far salire a bordo uno sconosciuto. Solo a quel punto la 20enne ha iniziato a capire di essere caduta in un tranello: infatti poco dopo l’uomo ha abusato di lei.

Le foto scattate per minacciare la vittima

La vettura si è diretta verso un casolare abbandonato, in aperta campagna, a Poiano. A quel punto la donna che aveva contattato la 20enne si è allontanata, lasciandola sola con il bruto.

L’uomo ha iniziato a minacciarla puntandole contro un taglierino: la povera vittima è stata costretta a subire degli abusi – si parla di un rapporto orale – mentre l’aggressore le scattava anche alcune foto con il cellulare allo scopo di ricattarla. Se avesse parlato con qualcuno della violenza, quelle immagini oscene sarebbero state diffuse sul web.

Dopo circa due ore la giovane è stata riaccompagnata in stazione. La ragazza però non si è fatta intimorire ed ha subito chiamato il 113: in lacrime, ha raccontato agli agenti la brutta avventura che aveva appena vissuto, fornendo agli uomini della polizia un aiuto importante per trovare i responsabili.

Rintracciati gli aggressori grazie alla targa dell’auto

Infatti la 20enne, nonostante tutto, era riuscita a memorizzare quasi integralmente i numeri di targa dell’auto che l’aveva prelevata. Così dopo tre giorni gli agenti della squadra mobile di Verona sono riusciti a rintracciare la coppia di aggressori.

Si tratta di marito e moglie: il trentenne Mirko Altimari, e Giulia Buccaro di 27 anni. L’uomo è accusato di violenza carnale aggravata dall’uso dell’arma, mentre entrambi devono rispondere di sequestro di persona.

I due sono stati arrestati e condotti in carcere.

Gli inquirenti hanno voluto rendere pubblici nomi e fotografie degli aggressori perché temono che questa non sia stata la prima messinscena organizzata dai coniugi ai danni di una donna: infatti il loro modo di operare, perfezionato sin dei minimi dettagli, fa pensare all’esistenza di precedenti.