Sono passati più di 17 anni da quella tragica mattina del 30 gennaio 2002 quando una madre in lacrime compose il numero del pronto intervento per richiedere con urgenza l'intervento di un'ambulanza per assistere il suo bambino ferito e sanguinante.

Come sappiamo il piccolo Samuele era già morto ed iniziarono lunghe e discusse indagini per provare a ricostruire cosa accadde davvero in quella villetta situata nel tranquillo comune di Cogne, in Valle d'Aosta. Le indagini, sin dal primo minuto furono gestite e coordinate dall'allora procuratrice del Tribunale di Aosta Maria Del Savio Bonaudo.

Intervistata da La Stampa la Pm in questi anni non ha cambiato opinione su di lei

A distanza di tre lustri e mezzo il magistrato, adesso in pensione, è stata intervistata da Claudio Laugeri per La Stampa ed il suo giudizio su Anna Maria Franzoni è rimasto immutato nel tempo: "Una lucida assassina", così la definisce. All'epoca la dottoressa Del Savio Bonaudo fu la prima ad interrogare più volte la madre del piccolo Samuele quando le indagini portarono ad ipotizzare che fosse lei l'assassina del piccolino.

Racconta che all'epoca, sin dal primo interrogatorio, la giovane madre le apparve come una persona molto abile nel mascherare sia le emozioni che, a suo dire, la verità. Si esprimeva sempre con lo stesso tono di voce, anche durante interrogatori della durata di ore e, come quando la intervistavano le televisioni, ad un certo punto spuntava una lacrima.

'Non ne ho la certezza, ma la sensazione era che recitasse un copione'

Per l'ex procuratrice aostana la sensazione era quella che Anna Maria Franzoni in ogni fase, sia durante gli interrogatori che le varie fasi processuali stesse recitando con molta maestria un "copione" già deciso. Solo una volta ebbe la percezione di vedere una qualche indecisione ma era il primissimo interrogatorio.

La dottoressa Del Savio Bonaudo, su invito dell'intervistatore, sostiene che la mamma di Samuele non fosse mentalmente instabile, contestando i metodi che all'epoca furono impiegati per effettuare la perizia psichiatrica. E' certa che il comportamento che ha tenuto negli anni, negando di aver ammazzato suo figlio, sia durante i dibattimenti, che in celebri trasmissioni televisive fosse "uno show".

"Penso lo abbia fatto per il 'dopo' - prosegue l'intervistata - per 'salvare il buon nome', affinché una volta uscita dal carcere, tutti potessero credere, o anche solo avere il dubbio di un errore giudiziario. Se avesse confessato", ha concluso il magistrato, "avrebbe avuto la pietà di tutti, con ogni probabilità anche una pena inferiore".