Sono circa le 7:30 del mattino di lunedì 25 febbraio. Giuseppe Giuliano, imprenditore edile di 64 anni, mentre si sta recando in cantiere, parla al telefono con un suo dipendente per dirgli che sta per arrivare. Non appena riattacca qualcuno sbuca dai cespugli e si avvicina al furgone, un Fiat Doblò bianco, si posiziona dal lato del guidatore e spara almeno quattro colpi di pistola contro l’uomo e fugge lasciandolo moribondo. Infatti almeno due pallottole centrano la vittima, al collo e alla testa.
L'agguato mortale si è verificato a Basiglio, nell’hinterland milanese, nella frazione di Bosco Vione dove si trova l’ex cascinale vincolato dalla Soprintendenza che gli operai dell’impresa “Edil Italia” – di cui Giuliano è titolare insieme alla compagna bulgara – stanno ristrutturando per farne un’esclusiva residenza sul modello della vicina Milano 3.
Tre operai hanno trovato la vittima nel furgone
L’imprenditore edile è morto sei ore dopo alll’ospedale Humanitas di Rozzano. L'uomo era nato ad Acerra in provincia di Napoli, ma da almeno trent’anni si era trasferito al Nord dove aveva cominciato a lavorare come parrucchiere.
L’uomo in passato era stato sposato con una donna di Catania dalla quale aveva avuto due figlie; da tempo ormai conviveva con la compagna, titolare di una pescheria in via Matteotti, ed il loro bambino di otto anni. L’unico precedente penale di Giuseppe Giuliano - ricettazione di tabacchi - risaliva al 1995.
A dare l’allarme sono stati tre operai stranieri che si trovavano già in cantiere. Successivamente hanno raccontato ai carabinieri di aver sentito almeno tre colpi di arma da fuoco.
Inizialmente avevano pensato ai cacciatori di frodo, ma poi sono usciti ed hanno notato il furgone del loro capo.
I due possibili moventi dell’omicidio
Sul posto, insieme ad un elicottero del 118, sono arrivati i carabinieri di Abbiategrasso ed in seguito anche i militari della squadra omicidi del Nucleo investigativo di Milano che hanno recuperato diversi bossoli di piccolo calibro ed alcune ogive.
Sono due le piste su cui si muovono gli inquirenti, guidati dal pm Silvia Bonardi: da un lato quella lavorativa, visto che l’azienda della vittima stava effettuando opere per cinque milioni di euro ed in passato era stata impegnata in altri importanti cantieri. Nonostante la riservatezza sulle indagini non si esclude il coinvolgimento di organizzazioni criminali.
Non si scarta nemmeno lo scenario di una vendetta nell’ambito familiare o tra le amicizie dell’uomo. I rapporti con l'ex moglie erano buoni ma recentemente la vittima aveva litigato con un parente dal passato problematico.