Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha definito "inaccettabili" le parole pronunciate dal giudice Mario Lucio D'Andria, presidente della Corte d'Appello di Roma, e ha annunciato di aver già disposto tutti gli accertamenti del caso in merito alla frase sull'andare a farsi una passeggiata a Perugia pronunciata in aula. Il magistrato si è rivolto così a genitori e parenti di Marco Vannini che martedì lo hanno interrotto durante la lettura della sentenza che ha ridotto la condanna di primo grado nei confronti del sottufficiale di Marina Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni di reclusione.

La Corte, di fatto, ha derubricato l'omicidio di Marco Vannini - fidanzato della figlia di Ciontoli, Martina - da volontario a doloso. Il giovane è stato ucciso da un colpo sparato dall'uomo il 18 maggio 2015 nella villa familiare a Ladispoli. Oltre al titolare del Ministero della Giustizia, ha assunto una posizione ufficiale anche Elisabetta Trenta, ministra della Difesa, che ha detto no al reintegro di Ciontoli nelle Forze Armate.

Sentenza Marco Vannini: inaccettabile la frase del giudice

Quanto accaduto lo scorso martedì pomeriggio in un'aula del tribunale di Roma alla lettura della sentenza di secondo grado sull'omicidio di Marco Vannini, è arrivato all'attenzione non solo di media e commentatori, ma anche del ministro Bonafede.

Direttamente interpellato dai cittadini con numerose mail, il guardasigilli ha visionato con molta attenzione il video mandato in onda in diverse occasioni anche dalla trasmissione "Chi l'ha visto?" mercoledì sera.

Bonafede, tramite un video su Facebook, ha risposto ricordando innanzitutto che un ministro della Giustizia non può e non deve entrare nel merito delle decisioni dei giudici, in rispetto al dettato costituzionale.

Tuttavia, per il politico siciliano, le parole "Se volete farvi una passeggiata a Perugia, ditelo", rivolte dal giudice Mario Lucio D'Andria ai parenti di Marco sono inaccettabili. Il magistrato ha citato alcuni articoli del codice facendo riferimento al reato di interruzione di pubblico servizio. Con l'espressione "passeggiata a Perugia" - secondo alcuni una minaccia neanche troppo velata ai genitori di Vannini - si riferiva al fatto che se un procedimento riguarda le toghe romane, competente è il tribunale più vicino, in questo caso proprio quello della città umbra

Bonafede ha detto di aver chiamato la mamma di Marco, Marina Conte, e che la riceverà ancora al ministero.

Inoltre ha annunciato di aver attivato gli uffici competenti affinché vengano effettuati tutti gli accertamenti del caso.

Omicidio Marco Vannini, interviene la ministra Trenta

La sentenza con la quale è stata ridotta di ben nove anni la pena al sottufficiale Antonio Ciontoli, dalla cui arma partì il colpo che ferì Marco, morto per i ritardi nei soccorsi in cui fu implicata tutta la famiglia, non è piaciuta neanche ad Elisabetta Trenta, titolare del dicastero della Difesa.

Come il collega Bonafede, anche Trenta ha detto di non poter entrare nel merito della sentenza, non avendone competenza. Ha garantito però "massimo impegno" - finché sarà alla guida del ministero - affinché a Ciontoli, ora sospeso dal servizio, non venga concesso il reintegro nelle Forze Armate.

La mamma di Marco: 'La sentenza è una pugnalata alle spalle'

"È stata un'altra pugnalata alle spalle". Intervistata da una nota testata giornalistica online, Marina Conte - la mamma di Marco Vannini allontanata dall'aula per aver contestato la sentenza - ha detto che una madre a cui viene ucciso un figlio e che si trova di fronte ad un verdetto stravolto, non può non reagire. La donna si aspettava la conferma della sentenza di primo grado e un inasprimento della pena per gli altri familiari, condannati a tre anni. Così non è stato. Ha raccontato di essersi recata al cimitero dal figlio la sera stessa in cui è stato letto il verdetto dei giudici. Le perizie hanno dimostrato che il ragazzo poteva salvarsi se i soccorsi fossero arrivati in tempo.

Marco era sopravvissuto per quattro ore allo sparo: "Invece in appello sembra che sia morto sul colpo".

Il papà Valerio ha aggiunto che Marco, oltre ad essere diventato il figlio di tutta Italia, dopo la sentenza è diventato anche il simbolo dell'ingiustizia italiana. L'unico aspetto positivo in questa lotta per i genitori, è che al loro fianco stanno trovando tante persone oneste che chiedono giustizia e verità. Sul web, intanto, sono state raccolte circa 130mila firme in due petizioni, una delle quali rivolta proprio al ministro Bonafede.