Per risolvere il giallo sulla morte di Diva Borin, l'anziana di 86 anni ritrovata morta nella sua casa di Urago Mella, quartiere di Brescia, gli inquirenti si stanno concentrando sull'eredità e, in particolar modo, su tre testamenti e su una polizza vita sottoscritta pochi giorni prima dell'omicidio. La donna, vedova da diversi anni e senza eredi diretti (l'unico figlio è morto in un incidente stradale nel 1992), conduceva una vita tranquilla e ritirata e poteva contare su una buona possibilità economica.
Nessun erede diretto, 3 testamenti
Diva Borin ultimamente, come riportato dal quotidiano Il Giorno, avrebbe avuto a disposizione più soldi del solito.
Dal suo conto corrente, sarebbero stati fatti anche diversi prelievi. Gli investigatori, inoltre, starebbero cercando anche di far chiarezza sulle ultime volontà testamentarie della vedova che avendo perso l'unico figlio non aveva eredi. La donna, tuttavia, negli ultimi tempi, avrebbe redatto un nuovo testamento (ii terzo in ordine di tempo) e sottoscritto una polizza vita dal valore di 90 mila euro. Il primo testamento prevedeva come come unica erede una nipote residente in Piemonte, mentre il secondo atto - che ha fatto decadere il primo - era a favore del nipote Christian (radiologo in servizio in un ospedale in città) col quale la Borin aveva riallacciato i rapporti dopo anni di incomprensioni con la nuora.
La scorsa estate, poi, l'anziana aveva fatto preparare un terzo testamento a favore del nipote e del nuovo badante tuttofare Salvatore Spina. Spina, 39enne originario della Sicilia, ma residente a Travagliato (sempre in provincia di Brescia) è dipendente di un supermercato e, negli ultimi mesi, sarebbe riuscito a conquistare la fiducia e l'affetto dell'anziana vedova. Diva Borin avrebbe lasciato proprio al giovane il 66% della polizza vita (sottoscritta lo scorso 21 febbraio) e metà della sua abitazione; il nipote Christian, invece, in seguito alle nuove disposizioni avrebbe ricevuto il restante 33% della polizza e l'altra metà della casa.
L'omicidio
Gli investigatori stanno indagando e a ritmo serrato sull'omicidio di Diva Borin, ritrovata morta sabato 2 marzo nel suo appartamento di via Ballini, a Urago Mella (periferia ovest di Brescia).
La donna, come ha stabilito l'autopsia (disposta dal procuratore Antonio Bassolino) è stata strangolata da una persona che le ha tappato sia il naso che la bocca. L'arma del delitto è, con ogni probabilità, un foulard. Il corpo senza vita della vedova 86enne è stato rinvenuto dal badante Salvatore Spina. In un primissimo momento si era pensato ad una morte per cause naturali, ma qualcosa aveva insospettito gli inquirenti che avevano quindi richiesto ulteriori accertamenti. La Procura di Brescia, nei giorni scorsi, ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti. Dunque, per ora, non ci sarebbe alcun sospettato, ma le cose potrebbero cambiare nei prossimi giorni al termine degli interrogatori che vedranno protagonisti i nipoti, badanti, collaboratori e conoscenti.
Dall'abitazione della pensionata mancherebbe solo il telefono cellulare che risulta spento. Gli agenti della scientifica, per il momento, stanno ricostruendo i tabulati telefonici della vittima in quanto potrebbe essere utile sapere con chi ha parlato prima di morire.