“La pistola era la mia, viviamo in campagna e la teniamo sotto il letto come eventuale strumento di difesa”. Sergio Saba, imprenditore, è il padre di Lukas, il giovane appena diciottenne che avrebbe sparato e ucciso per errore il suo miglior amico, Alberto Melone, morto venerdì sera in un monolocale in piazza Teatro, ad Alghero, che il giovane utilizzava come punto d’appoggio quando doveva uscire con gli amici.

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Il genitore, che gestisce la base nautica di Porto Conte, a due passi dall’Embarcadero, locale di sua proprietà, non ci sta: “Lukas non è un assassino – assicura – con Alberto erano molto amici. Erano sempre insieme. Quella maledetta sera – conferma – mio figlio ha addirittura soccorso Alberto, ha cercato di tamponare la ferita al collo mentre gli altri amici sono scappati. Dalla disperazione – conferma l’uomo – Lukas voleva farla finita, è stato dovuto sedare dai medici perché altrimenti avrebbe potuto compiere qualsiasi gesto.

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Mio figlio non è un killer”. Oggi davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sassari, Antonello Spanu, ci sarà l’udienza di convalida. Il gip infatti dovrà decidere se Lukas Saba dovrà attendere il processo rinchiuso in una cella del carcere sassarese di Bancali, oppure potrà anche optare sugli arresti domiciliari: l’accusa comunque è quella di omicidio volontario.

Il giallo della pistola

“La mattina di venerdì – racconta Sergio Saba, padre di Lukas – mia moglie stava rifacendo il letto e la pistola era al suo posto, era sotto il materasso – assicura l’uomo – dove la tengo nascosta per qualsiasi emergenza.

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Cronaca Nera

Viviamo in campagna e non si può stare mai tranquilli”. Come però la calibro 22 sia finita nelle mani del giovanissimo Lukas resta ancora un mistero: “Considerando che la mattina l’arma era al suo posto – spiega il padre del giovane accusato di omicidio – presumo che Lukas l’abbia presa nel pomeriggio. Lui vive con noi in campagna e nell’appartamento di piazza Teatro va solo quando deve uscire con gli amici.

Un punto di appoggio insomma”. Anche la madre di Lukas, Merleke Hellendoorm, olandese ma da una vita trapiantata ad Alghero, non si dà pace. Insite nel ribadire che suo figlio non è un assassino, un killer spietato come è stato definito. Non è vero che Lukas non faceva niente nella vita. Lavorava nell’azienda del padre, al porto, ed era anche regolarmente assunto. Insomma un ragazzo come tanti altri.

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“Alberto e Lukas erano sempre insieme – assicurano i due genitori – per noi è stato un colpo al cuore. Abbiamo perso un figlio da poco e possiamo capire cosa voglia dire. Siamo davvero dispiaciuti per lui che non c’è più e anche per il grande dolore dei suoi familiari”.

L’interrogatorio

Oggi, con tutta probabilità, l’avvocato Gabriele Satta, difensore di Lukas, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, chiederà gli arresti domiciliari per il giovane.

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Lukas Saba infatti oggi avrà un faccia a faccia con il giudice che dovrà occuparsi del caso e potrà decidere se avvalersi della facoltà di non rispondere, oppure, come ha già fatto con i Carabinieri, potrà raccontare cosa è accaduto quella notte. Sempre oggi invece il sostituto procuratore della Repubblica, il pubblico ministero Mario Leo, affiderà al medico legale Francesco Serra, il delicato compito di effettuare l’autopsia sul corpo del povero Alberto Melone. Poi bisognerà capire come quella maledetta pistola sia finita, durante una serata di divertimento, nelle mani del giovanissimo Lukas.

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