Sono passati 41 anni dalla morte del giornalista e conduttore radiofonico Giuseppe, detto Peppino, Impastato. Originario della provincia di Palermo, Peppino venne assassinato tra la notte dell'8 e del 9 maggio 1978 a causa delle sue denunce e attività contro Cosa Nostra.
Oggi Peppino Impastato è diventato uno dei maggiori simboli contro la lotta alla mafia. In occasione dell'anniversario della sua morte, è bene riportare la testimonianza della sua vita. Un modo semplice ed efficace soprattutto per avvicinare i giovani a uno degli uomini più importanti della storia d'Italia.
La lotta contro Cosa Nostra
Peppino Impastato sarà sempre ricordato per il suo impegno per la libertà. Un giornalista siciliano che a 30 anni decide di dedicarsi all'attività politica, militando nella sinistra extraparlamentare. Una scelta dovuta soprattutto alla sua lotta contro Cosa Nostra che porterà avanti fino al suo ultimo respiro.
Il suo impegno contro la Mafia siciliana inizia grazie alla sua radio Aut. Si tratta del luogo di lavoro del giovane, dove tra le varie notizie di cronaca, sport e così via, Peppino prende di mira in modo scherzoso proprio alcuni esponenti di Cosa Nostra.
In particolare, il bersaglio preferito di Impastato è il noto boss locale Gaetano Badalamenti, soprannominato Don Tano per la sua importanza.
Ma Peppino, durante le sue trasmissioni radiofoniche, più volte si fa beffe di lui, chiamandolo in modo ironico Tano Seduto. Frasi che ai vertici della società criminale cominciano a non piacere.
Eppure Peppino non sembra spaventato, anzi continua a mostrarsi sempre più spavaldo e coraggioso. Nonostante a separare la casa sua a Cinisi da quella del boss ci siano soltanto cento passi. Inoltre, Impastato sapeva bene con chi aveva a che fare, in quanto suo padre Luigi Impastato era imparentato con alcuni affliati.
Proprio a causa di questa vicinanza familiare, Gaetano Badalamenti minaccia la famiglia di Peppino di far chiudere la bocca al figlio. Troppe battute ironiche erano fatte sul suo conto durante la celebre trasmissione radiofonica Onda Pazza, gestita da Peppino stesso.
Un esempio per i giovani
Tuttavia il coraggio non manca al giovane giornalista che continua le sue trasmissioni. Nonostante la morte del padre, vittima di un agguato mafioso, Peppino porta avanti la sua lotta fino alla notte tra l'8 e il 9 maggio 1978. L'uomo viene ucciso, il suo corpo è dilaniato da una bomba posta sulla rete ferroviaria Palermo-Trani.
C'è chi parla di suicidio volontario o di un tentativo finito male di Peppino di piazzare una bomba sui binari. Nessuna indagine viene fatta sull'ordigno. Sembra che il clima di omertà continui a persistere in tutta la città. A smentire ciò è la presenza di centinaia di giovani provenienti da tutta la Sicilia, che accorrono al funerale di Peppino.
Oggi come allora, tantissimi saranno i ragazzi che ricorderanno il giovane giornalista siciliano. Molti dei quali arriveranno proprio a Cinisi per compiere una marcia contro la mafia. Un simbolo per indicare che non bisogna mai smettere di lottare per la libertà e per far sapere che le generazioni di oggi sono più vicine a Peppino Impastato che mai.