I Carabinieri della compagnia di Trinitapoli, insieme ai colleghi di Trani e Milano, questa mattina hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 8 pregiudicati, i quali sono accusati di detenzione e porto d'armi. Secondo quanto riporta la stampa locale e nazionale, il clan in questione si stava preparando ad eliminare fisicamente altri soggetti appartenenti ad un'altra cosca ritenuta di stampo mafioso. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Foggia, precisamente dalla Direzione distrettuale antimafia. Da diverso tempo ormai l'area della provincia foggiana è interessata da una guerra tra clan, i quali si contendono il controllo delle attività illecite, come ad esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Tante perquisizioni

Inoltre i militari, contestualmente agli arresti, hanno eseguito numerose perquisizioni. Al momento sono poche le informazioni che trapelano dagli organi inquirenti, i quali però hanno predisposto una conferenza stampa per questa mattina proprio presso la Procura dove saranno illustrati i dettagli dell'operazione. Il blitz è scattato all'alba di questa mattina, anche in Lombardia, a Milano, come già detto. Tutte le ordinanze di custodia cautelare hanno previsto il carcere per tutte le persone fermate. Gli investigatori, e tutta la magistratura, stanno tenendo ormai sotto controllo da tempo la situazione in provincia di Foggia, dove sono attivi diversi clan mafiosi. Proprio nella giornata di ieri, anche questa testata riferiva la notizia dei 50 arresti avvenuti proprio nel territorio in questione, arresti che sono legati sempre alla criminalità organizzata locale.

Nelle scorse infatti è stato letteralmente "decapitato" un pericoloso sodalizio criminale, appartenente a tre diverse famiglie: si tratta dei "La Piccirella", "Nardino" e "Testa".

Omicidi sventati

L'operazione di stamane ha quindi evitato un'altra faida sanguinosa, l'ennesima nel territorio foggiano. Qualche settimana fa ci furono sempre otto arresti, legati ad un altro sodalizio mafioso, stavolta quello dei Sinesi - Francavilla. I militari agli stessi hanno contestato sempre la condotta del metodo mafioso, in quanto tali personaggi avrebbero preteso il cosiddetto "pizzo" da alcuni esercenti del posto. Quando le vittime si rifiutavano di dare loro il contante, gli esponenti del clan agivano di conseguenza, mettendo bombe o ordigni di varia natura vicino le attività commerciali. Gli esercenti subivano ovviamente numerosi danni. L'attenzione delle Forze dell'Ordine rimane ancora altissima e gli inquirenti invitano a denunciare tali episodi estorsivi.