Prosegue la discussione che ha diviso il mondo di morale cattolica e progressista se si sia trattato di eutanasia o di un diritto inalienabile. Di Noa Pothoven, la ragazza di diciassette anni che con un progetto chiarissimo e terribilmente lucido ha deciso di non alimentarsi fino a morire dopo aver subito una violenza sessuale che l’aveva gettata nella depressione, hanno parlato il Papa, i capi di Stato di mezzo pianeta, filosofi e sociologi. Ci si interroga sui valori di un’epoca che dà clamore a squallidi personaggi di cartapesta buoni per share e followers ma non sa tutelare in alcun modo le persone vere che subiscono drammi autentici.

“Amica mia, mi mancherai ma so che era la tua volontà”

In tutto questo clamore è straziante, ma anche centrale, il parere di chi ha convissuto con Noa, in particolare i suoi genitori, che non si sono opposti al desiderio della figlia, i fratelli e gli amici più cari che fino all’ultimo le hanno fatto visita sperando in un ripensamento che la riportasse verso la vita. Joyce Scholten era la compagna di scuola più vicina a Noa, insieme avevano condiviso diversi anni di studio: Joyce era stata l’amica alla quale la ragazzina di Arnhem si era aggrappata dopo lo stupro. La foto che la ragazza ha pubblicato sulla sua timeline di Instagram è straziante: “Addio tesoro, ti amo immensamente. So che mi mancherai in modo terribile ma so anche che in fondo è meglio così” scrive, riferendosi alla ferrea volontà di Noa di non essere alimentata e nemmeno rianimata.

Il ricordo di Noa forse servirà a evitare drammi come il suo

“Continuerò per te questa battaglia e ti dimostrerò di essere forte abbastanza per farcela. Ti voglio bene”: Joyce si riferisce agli stupri giovanili e alla depressione tra i teenager che è diventato un fenomeno dilagante anche in paesi evolutissimi come l’Olanda, la Danimarca, la Svezia. Fenomeni che spesso sono accompagnati a forme di bullismo feroce che diventano virali attraverso i social media. Noa aveva subito una violenza sessuale efferata quando aveva soltanto undici anni e aveva chiesto di poter accedere alla ‘dolce morte’ non appena aveva compiuto sedici anni. Di fronte a carenze burocratiche e di legge scelse la strada più dolorosa e faticosa lasciandosi morire.

Il medico legale ha definitivamente stabilito che la ragazza è morta a causa di un collasso cardiocircolatorio dovuto a digiuno e disidratazione. Il suo libro “Winnen or Leren” (Vincere o Imparare), scritto quando era nel pieno della sua battaglia per ottenere il diritto al suicidio assistito e che era già un bestseller premiato con diversi riconoscimenti, è andato esaurito e sarà certamente il fenomeno letterario del 2019. Il ricavato delle vendite del libro andranno probabilmente a una fondazione che porterà il nome di Noa e che tutelerà le giovani vittime di stalking e di stupro.