Una vera e propria tragedia si è consumata nel pomeriggio del 23 luglio scorso nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. La notizia è stata riportata e confermata dal sindacato autonomo della polizia penitenziaria. Dalla stampa locale si apprende che, intorno alle ore 14:00 di martedì scorso, un 40enne originario di Brindisi si è tolto la vita inalando il gas contenuto in una bomboletta da campeggio.

Un agente in servizio è intervenuto prontamente per cercare di salvare il detenuto, ma purtroppo non ce l'ha fatta. L'uomo si trovava nel reparto circondariale C1, precisamente nelle seconda sezione, solitamente indicata come ad alto livello di sicurezza. Stando ad alcune indiscrezioni che giungono dalla Puglia, sembra che avesse dei problemi con altri detenuti. La vittima stava scontando una pena per reati basati sulla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

La salma sarà restituita alla famiglia

La testata giornalistica locale online Brindisi Report scrive che nelle prossime ore la salma sarà restituita alla famiglia, per far sì che possa dare l'estremo saluto al proprio caro. La sezione del penitenziario leccese in cui era stato rinchiuso l'uomo era denominata Reis.

Il vice-segretario regionale dell'Osapp Puglia, Ruggiero Damato, ha dichiarato che nel carcere di Lecce permangono ancora gravi criticità.

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Inoltre ha spiegato che vi è una certa carenza nei sistemi di supporto e di sorveglianza soprattutto per quanto concerne il controllo di detenuti particolarmente problematici. Per questo motivo, nonostante il pronto intervento dell'agente di sicurezza, non sarebbe stato possibile salvare la vita al 40enne.

Attualmente risultano ancora ignoti i reali motivi che hanno spinto l'uomo a compiere l'insano gesto.

Il sindacato: 'Turni massacranti di lavoro'

Ruggiero Damato, proseguendo nel suo intervento, ha affermato che c'è una "gravissima carenza" di agenti di polizia penitenziaria che costringe il personale attualmente in servizio a dei turni massacranti di lavoro che, in alcuni casi, arrivano a variare dalle 8 alle 12 ore consecutive.

Una situazione, dunque, che giorno dopo giorno starebbe diventando sempre più insostenibile.

Infine l'Osapp ha puntato l'indice contro le istituzioni che avrebbero una bassa considerazione della polizia penitenziaria, quasi alla stregua di "manovalanza a basso costo" quando, invece, avere degli agenti ben motivati e incentivati farebbe bene all'intero sistema carcerario.

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