Dopo due mesi di indagini, una madre di età compresa tra i 29 e i 30 anni, le cui generalità non state ancora diffuse, è stata arrestata per tentato omicidio a Roma, in quanto la sera dell'8 maggio scorso avrebbe tentato di uccidere sua figlia di 8 anni con un'iniezione letale. Secondo quanto riporta la stampa locale e nazionale, la donna avrebbe usato, forse, un farmaco che si usa per l'epilessia. Fortunatamente la bimba è viva, in quanto i medici sono riusciti a salvarla. A far ricadere i sospetti sulla donna ci sarebbero le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza dell'ospedale in cui la bambina era ricoverata, che la immortalerebbero in alcuni movimenti ritenuti anomali intorno all'una di quella notte.

La presunta iniezione

A questo punto sarebbe avvenuta la presunta iniezione: la donna infatti, almeno questo si vedrebbe dalle immagini, avrebbe infilato le mani sotto le lenzuola, e proprio poco dopo la piccola accusa spasmi piuttosto forti. A questo punto sarebbero intervenuti gli infermieri della struttura sanitaria, che avrebbero subito stabilizzato la bambina. La mattina successiva, il 9 maggio quindi, nel sangue della bimba sarebbero stati trovati dei valori superiori di sette volte appartenenti presumibilmente ad un farmaco che si userebbe per curare l'epilessia. Proprio per questo il gip di Roma, Elvira Tamburelli, ha accolto la richiesta del pm e per la donna ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Proprio secondo quanto dichiarato dai medici dell'ospedale, l'unica spiegazione possibile che possa esserci sarebbe quella che la giovane madre avrebbe iniettato la sostanza alla piccola. D'altro canto l'indagata si è difesa durante l'interrogatorio in Procura, dichiarando che quella sera lei ha solo accarezzato la bimba. Secondo gli inquirenti la donna potrebbe soffrire della sindrome di Munchhausen: si tratta di un disturbo psicologico dovuto alla dipendenza dall'ospedale, che porta chi ne è affetto a simulare traumi per attirare l'attenzione verso di lui, o lei in questo caso.

Gli avvocati della donna smentiscono tutto

Se per la Procura l'ipotesi di reato ascritta alla donna è tentato omicidio, non lo è per gli avvocati della stessa. Gli stessi, Francesca Rossi e Savino Guglielmi, ritengono infatti che la loro assistita non abbia compiuto alcun reato, anche perché nelle vicinanze del letto dove si trovava la bimba non sarebbero state trovate neanche siringhe.

Alla testata giornalistica locale online, Roma Today, i legali della giovane madre hanno spiegato che i valori altri del presunto farmaco potrebbero benissimo dipendere non da una iniezione, quanto dalla malattia genetica di cui soffrirebbe la bimba, che in alcuni casi farebbe schizzare i livelli di alcune sostanze nel corpo. A questo punto, forse, ma è tutto resta da provare, l'iniezione sarebbe avvenuta tramite un ago farfalla. Nei prossimi giorni il Riesame dovrebbe esprimersi sulla questione, stabilendo se la donna possa beneficiare degli arresti domiciliari. La piccola resta in ospedale.