Finnegan Lee Elder avrebbe avuto paura di essere strangolato e per questo ha colpito ed ucciso, con 11 fendenti, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega: a rivelarlo sono i suoi legali, gli avvocati Roberto Capra e Renato Borzone, che nelle scorse ore hanno annunciato che effettueranno nuovi accertamenti. Il giovane, reo confesso dell'omicidio, attualmente è detenuto con l'amico Christian Gabriel Natale Hjorth presso il carcere romano di Regina Coeli.
La giustificazione di Elder
Gli avvocati di Finnegan Lee Elder, 19 anni, hanno dichiarato che il loro assistito ha estratto il coltello e ha reagito con ferocia perché aveva paura di essere strangolato e di essere oggetto, a sua volta, di un'aggressione.
Il giovane, secondo la loro versione, ignorava che Mario Cerciello Rega, 35 anni, fosse un carabiniere. Il vicebrigadiere, ricordiamo, era intervenuto all'appuntamento con il collega Andrea Varriale al posto di Sergio Brugiatelli (il 45enne romano che avrebbe fatto da intermediario tra i due turisti americani ed i pusher di Trastevere).
Finnegan Lee Elder venerdì 26 luglio (a poche ore dall'omicidio) è stato arrestato con Christian Gabriel Natale Hjorth (18 anni): entrambi sono accusati di omicidio volontario aggravato e concorso in tentata estorsione. Elder davanti agli inquirenti ha ammesso le proprie responsabili, ma al Gip, durante l'interrogatorio di garanzia non ha ribadito la confessione.
L'avvocato Roberto Capra ha spiegato che si stanno conducendo una serie di accertamenti volti a stabilire, con precisione, la dinamica di quanto accaduto la notte tra il 25 ed il 26 luglio: "Non è escluso" ha aggiunto "che oltre alle persone coinvolte direttamente possano esserci altri testimoni in grado di aiutare a chiarire la vicenda. Ci auguriamo che la Procura di Roma possa acquisire tutte le immagini ripresa dalle telecamere di videosorveglianza poste in strada e venga fatta piena luce sul caso".
Lo scambio di accuse
A più di una settimana dall'atroce delitto del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega tanti punti rimangono ancora da chiarire. Di certo si sa solo che quella sera i due studenti californiani (a Roma per una breve vacanza) sono usciti dall'hotel LeMeridien Visconti in cerca di droga e sballo.
Le loro strade, a Trastevere, hanno incrociato quella del pregiudicato Sergio Brugiatelli e di Italo Pompei (l'uomo che avrebbe venduto, spacciandola per cocaina, della semplice aspirina). Ora, in carcere, i due giovani sono sempre più lontani: Natale infatti ha scaricato tutte le accuse su Lee, spiegando che non aveva idea che l'amico portasse con sé un coltello da Marines.
Per dipanare l'ingarbugliata matassa, la Procura acquisirà e metterà in correlazione i tabulati telefonici di tutti i protagonisti di quella tragica notte: oltre alle chiamate dei due turisti americani verranno analizzate quelle effettuate e ricevute da Sergio Brugiatelli,da Italo Pompei, dal carabiniere Andrea Varriale e da altri quattro colleghi di Cerciello Rega.