A Foggia ieri mattina è esplosa una 'rivoluzione' all'interno della casa circondariale in Via delle Casermette: i detenuti in segno di protesta si sono infatti arrampicati sui cancelli urlando: "Indulto, indulto". La loro rabbia è dovuta alle restrizioni per il Coronavirus a cui sono sottoposte tutte le carceri italiani riguardo in particolare alle visite dei famigliari dei detenuti. "Vogliamo l'indulto e l'amnistia. Non possiamo stare così con il rischio del coronavirus. Siamo trattati peggio delle bestie", queste le dichiarazioni di un detenuto foggiano, rimasto ferito nella rivolta.

Una marea di gente si era raccolta fuori dal carcere di Foggia, tra cui i parenti dei carcerati che esortavano gli stessi a rientrare nelle proprie celle. Secondo le prime ricostruzioni una cinquantina di detenuti hanno sfondato il 'blockhouse', cioè il cancello che li separa dalla strada e sono fuggiti per la città. Trenta fuggitivi sono stati 'beccati' subito dalle forze dell'ordine, tra loro 4 sono stati rintracciati mentre erano in fuga con delle auto rubate ai passanti, sull'autostrada per Bari. Le attività adiacenti al carcere sono state invitate a chiudere a causa del pericolo imminente. Nel corso della rivolta alcuni detenuti sono saliti sui tetti, altri hanno rotto finestre, altri ancora hanno addirittura appiccato degli incendi.

Al momento 40 posti letto sarebbero inutilizzabili.

Non solo foggia, proteste anche nel carcere di Modena

Anche nel carcere di Modena ieri, 9 marzo, nel pomeriggio, sono scoppiate delle guerriglie, ma qui il bilancio delle vittime è stato peggiore: sette morti tra i detenuti, tre dei quali deceduti nel tentativo di evasione ed altri quattro durante il successivo trasferimento in altre case circondariali.

Alcuni di loro sarebbero andati in overdose dopo aver assunto un mix di farmaci rubati in infermeria, nel corso della rivolta. Sono in corso delle indagini da parte della Procura per stabilire le cause di tutti i decessi in questione. Oltre ai due casi in questione sarebbero 25 i casi di protesta all'interno delle carceri italiani, un numero preoccupante soprattutto se rapportato ad una situazione di allerta generale come il coronavirus.

Bonafede: 'Tutelare la salute anche nelle carceri'

Le attuali situazioni delle carceri italiane destano preoccupazione tra i politici. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha dichiarato: "È nostro dovere tutelare la salute di chi lavora negli istituti penitenziari" aggiungendo che le misure finora prese per i colloqui famigliari e la sospensione dei permessi domiciliari per i detenuti varranno ancora per due settimane (servono proprio per preservare la loro salute). È chiaro però che ogni forma di violenza è da condannare, precisa il ministro. La ministra delle politiche agricole, Teresa Bellanova ha così replicato: "Dobbiamo intervenire subito e con decisione per placare le rivolte".