Oggi intervistiamo Mario Bini, uno dei portavoce del progetto #iorestoacasa. L’iniziativa di stampo civico è nata a seguito dello sviluppo dell’emergenza sanitaria dovuta alla drammatica diffusione del Coronavirus, con l’intento di offrire supporto, sostegno e consigli pratici a tutti i cittadini.

Partiamo dall’idea che vi ha spronato a prendere l’iniziativa. Potrebbe raccontare ai nostri lettori com’è nato il progetto “Iorestoacasa” e come si è strutturata la relativa community?

Il tutto è nato da parte di un gruppo di professionisti di vari campi che si riuniscono a Milano una volta al mese per discutere di svariati temi legati al mondo dell’innovazione in Italia.

Nel corso del mese di gennaio, è emersa la volontà di creare un think tank focalizzato sull’emergenza Covid-19, per discutere su come meglio supportare le comunità impattate mettendo a servizio di tutti le competenze del gruppo. Abbiamo quindi creato un gruppo Whatsapp, “Hacking Covid-19”, ed una serie di sottogruppi tecnici legati a temi specifici: la comunicazione di crisi, l’aspetto sanitario, l’impatto economico, la raccolta dati e sviluppo di modellistica, e l’aspetto psicologico. Ogni gruppo tecnico raccoglie esperti e professionisti del campo in questione.

Quali sono quindi gli obiettivi che vi prefiggete attraverso la vostra iniziativa?

L’obiettivo è quello di sviluppare ed offrire soluzioni (comunicative e non) che possano essere messe a disposizione della comunità, a titolo gratuito e senza scopo di lucro, e che possano portare valore in uno dei campi esplorati dal think tank.

Alcuni esempi: abbiamo realizzato un video che raccoglie le testimonianze di persone che vivono questa nuova normalità del restare in casa, condividendo pensieri e attività che svolgono nel loro quotidiano; Abbiamo realizzato una serie di materiale per i social media, come ad esempio filtri Instagram o immagini da condividere per – come ci piace ripetere – “diffondere il senso civico, e non il virus”.

Assieme al gruppo di psicologia, abbiamo anche realizzato un vademecum che raccoglie una serie di consigli pratici, in linea con quelli proposti dall’Ordine degli Psicologi, per far fronte alle difficoltà date da questo difficile momento, accompagnato anche da materiale social ed un questionario di approfondimento.

Rispetto a quanto emerso, qual è il vostro pubblico di riferimento? Quali sono le persone che compongono tipicamente la vostra audience?

Proprio per la natura aperta ed inclusiva del gruppo, vogliamo rivolgerci a tutti i cittadini nella maniera più ampia possibile. Cerchiamo di sviluppare iniziative che possano da un lato supportare le fasce più deboli (anziani o bambini), ma anche fornire un aiuto o uno strumento di comunicazione a chiunque ne abbia bisogno.

La vostra azione comunicativa si è sviluppata con diversi canali e strumenti. Sulla pagina si possono trovare video e presentazioni, tutte caratterizzate da un approccio diretto, pragmatico ed empatico. Quali riscontri state avendo al riguardo?

Stiamo lavorando ad una pagina web che possa meglio convogliare e raccontare le varie attività che stiamo portando avanti. Abbiamo avuto un grande e positivo riscontro rispetto ai primi prodotti della community, come ad esempio il video ed il vademecum di supporto psicologico (affettuosamente chiamato “Io Resisto a casa”). Stiamo lavorando ad una serie di iniziative più verticali rivolte a fasce di popolazione specifiche, proprio per aumentare ulteriormente l’impatto positivo del nostro lavoro.

Per chi volesse partecipare attivamente alla vostra comunità, ci sono possibilità di interazione rispetto al lavoro di sensibilizzazione che state portando avanti?

Assolutamente, chiunque voglia contribuire può scrivere una mail a hackingcovid@gmail.com specificando quali competenze o idee vorrebbe portare a bordo e se ha già una iniziativa che possiamo supportare insieme.

Infine, tra le iniziative più interessanti che avete ideato c’è l’avvio di un sondaggio al quale tutti possono partecipare: può darci qualche informazione di approfondimento al riguardo?

Abbiamo speso diverso tempo ad osservare come questa situazione difficile stia spingendo molte persone a cambiare – anche drasticamente – le proprie abitudini di vita. Ci siamo chiesti quindi se – nella crisi – potessero emergere opportunità, e vorremmo capire se e come le persone stiano adottando nuove abitudini percepite come positive (mangiare più sano, fare allenamento, riscoprire nuove occasioni di socialità, seguire corsi…) a seguito del lockdown. Abbiamo sviluppato un semplice e veloce questionario che contribuirà non solo ad una prima ricerca in Italia su questo tema, ma anche a sviluppare ulteriore materiale a supporto psicologico di chiunque ne abbia bisogno.

Ringraziamo Mario Bini per la sua gentile disponibilità ed invitiamo tutti i lettori ad approfondire quanto emerso compilando il questionario collegandosi direttamente alla pagina Facebook Iorestoacasa.

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