Domenica 10 maggio, poco dopo le 14:00, è atterrato all'aeroporto di Ciampino l'aereo con il quale ha fatto il suo rientro in Italia Silvia Romano, la giovane cooperante di Milano che era stata rapita in Kenya lo scorso 20 novembre 2018. Ma quello che sarebbe dovuto essere un giorno di festa, per qualcuno è diventata l'occasione ghiotta per sfoggiare il peggio di sé: sui social, nelle ultime ore, sono numerose le persone che stanno sfogando il loro odio contro la giovane a causa del presunto riscatto pagato dallo Stato e per la sua conversione volontaria alla religione islamica.
Centinaia i messaggi d'odio sotto il profilo Facebook della Lega
In particolare gli insulti si contano numerosi sul profilo Facebook della Lega, partito di opposizione e di chiara marca sovranista. Il profilo social ha pubblicato diversi post riservati alla conversione della ragazza, che oggi ha potuto riabbracciare la sua famiglia dopo oltre un anno di segregazione. Sotto tali post si leggono numerosi insulti dei simpatizzanti e dei follower leghisti: "Poteva stare là, non ho capito perché è tornata. Chissà chi sarà la prossima crocerossina in cerca di marito che partirà...", dice una signora. C'è chi ci va giù ancora più pesante, come Stefano che le dà addirittura della poco di buono. C'è chi, come Maria, accusa Silvia di aver "tradito il nostro Paese, umiliandoci".
Il tutto, ovviamente, concluso con un classico invito degli odiatori: "Si deve vergognare". Nonostante la valanga di insulti, al momento la pagina non è intervenuta cancellando i commenti né chiedendo di moderare i termini.
La ragazza ha dichiarato di essersi convertita per sua scelta
Non appena è sbarcata in Italia, Silvia Romano ha potuto subito riabbracciare la sua famiglia per poi essere interrogata dagli investigatori del nostro Paese. Secondo quanto dichiarato dalla cooperante, si sarebbe convertita alla religione islamica senza alcuna costrizione. Dunque, una sua libera scelta. La donna ha poi smentito di essere stata costretta a sposarsi con uno dei suoi rapitori: "I rapinatori mi hanno trattato sempre con umanità.
Non è vero che mi hanno costretto a sposarmi. Non ho mai subito costrizioni né fisiche né verbali". Dichiarazioni, queste, che hanno scatenato ulteriormente l'odio sui social. Come se Silvia avesse la colpa di non aver subito alcuna violenza o costrizione. La speranza è che Silvia e la sua famiglia possano non leggere tali oscenità, ma che al contempo le autorità possano intervenire per fermare gli insulti (spesso sessisti) rivolti ad una ragazza che ha avuto la "colpa" di aver "aiutato a casa loro" le persone in Africa.