Pochi giorni fa la Corte d’Assise di Bergamo ha deciso di dichiarare inammissibile l’istanza presentata dai difensori di Massimo Giuseppe Bossetti per ottenere un ricontrollo di alcuni reperti. Il muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli, è stato condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, ma si è sempre dichiarato innocente. E, in alcune recenti email inviate a un giornalista di Libero, ha ribadito con veemenza la sua posizione.
Massimo Bossetti continua a dichiararsi innocente
Massimo Bossetti, detenuto presso il carcere di Bollate, nelle scorse settimane ha scambiato una serie di email con il giornalista esperto di cronaca nera, Giovanni Terzi.
Ora, dopo che la Corte di Bergamo ha, di fatto, negato alla difesa la possibilità di analizzare alcuni reperti, il reporter di Libero ha deciso di rendere pubblici degli stralci delle loro conversazioni. "Nessuno può davvero capire quanto sia dura fisicamente e psicologicamente - si legge in una lettera - Ogni ora è un giorno ed ogni giorno è come una settimana; la sofferenza si abbatte notte e giorno sullo status di detenuto, aggravato da un'accusa infamante quale l’omicidio di una povera bambina". Tuttavia, sta resistendo per i propri familiari - che non hanno mai smesso di credere in lui - e per tutte le persone che gli son rimaste accanto e che continuano a volergli bene.
Dopo la sentenza definitiva, il muratore, attraverso i suoi legali, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ha più volte domandato che vengano rivisti gli esiti degli esami genetici e vengano effettuate nuove analisi sui campioni disponibili (attualmente custoditi presso l'ospedale San Raffaele di Milano).
"Voglio avere giustizia - si è sfogato con Terzi - ma la Corte d’Assise mi sta impedendo di provare che il Dna rivenuto sul corpo di Yara non è il mio. Sono pronto a morire per dimostrare la mia innocenza". .
'La corte d'Assise non mi consente di provare la mia innocenza'
Il 16 giugno 2014, Massimo Giuseppe Bossetti è stato arrestato per l'omicidio della piccola Yara Gambirasio. La ginnasta tredicenne di Brembate Sopra scomparve in circostanze misteriose la sera del 26 novembre 2010. Tre mesi più tardi, il 26 febbraio 2011, in un campo di Chignolo d'Isola - sempre in provincia di Bergamo - venne ritrovata senza vita. Dopo lunghissime e difficilissime indagini, il 16 giugno 2014 venne arrestato, nel cantiere dove lavorava, Massimo Bossetti.
L'uomo, all'apparenza senza ombre, è stato condannato all'ergastolo (la pena è stata confermata anche in Cassazione), ma ha sempre respinto tutte le accuse. Il muratore di Mapello è convinto di essere vittima di un grandissimo errore giudiziario. E anche i suoi difensori ne sono certi. L'avvocato Salvagni, in particolar modo, non ha mai temuto di esporsi e, nelle scorse ore, ha ribadito a Fanpage che la prova dell'innocenza del suo assistito si trova sui vestiti indossati da Yara la sera della scomparsa. Il legale, amareggiato per il "dietrofront" della Corte d'Assise ha giudicato il provvedimento dell'organo giurisdizionale "strano". A fine novembre 2019, infatti, era arrivata l'autorizzazione per eseguire una serie di attività d'indagine - compresa quella sul Dna - su alcuni indumenti della ragazza.