La direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica dell'ospedale Sacco di Milano Maria Rita Gismondo ha rilasciato un'intervista a il Corriere dello Sport pubblicata il 13 ottobre, nella quale si è dichiarata poco convinta in merito alle attuali normative anti propagazione del contagio da Covid-19. Secondo la virologa, per contrarre il Coronavirus è necessario "un contatto ravvicinato tra un positivo e un negativo che deve essere almeno di 15 minuti consecutivi al di sotto del metro e mezzo di distanza".

Gismondo: 'Bisognerebbe tener conto del fattore K'

Oltre al fattore Ro (il tasso di contagiosità del virus), gli scienziati utilizzano un valore denominato "fattore di dispersione" (K) che determina quanto una malattia si aggrega in gruppi o grappoli, chiamati in inglese "cluster".

Più il fattore K è basso, più è probabile che la malattia si manifesti in cluster e non in un elevato numero di soggetti. Sulla base delle dichiarazioni di Maria Rita Gismondo i pazienti davvero infettati sarebbero il 18% dei positivi, tutti però "altamente contagiosi". Secondo la professoressa dell'Università statale di Milano, l'esecutivo e il comitato tecnico scientifico dovrebbero considerare l'effetto K e la distanza interpersonale quando emanano delle norme di prevenzione, come le attuali mascherine all'aperto. L'infettivologa ha sottolineato che nei luoghi chiusi si creerebbe una maggiore concentrazione del virus, mentre negli spazi aperti la contagiosità sarebbe molto bassa, grazie alla circolazione dell'aria.

Per la virologa imporre le mascherine all'aperto non ha alcun fondamento scientifico

"Penso che portino ad un punto di insofferenza sociale alle misure di restrizione, per cui si parla di pandemic fatigue", ha asserito l'infettivologa per spiegare che certe imposizioni innescherebbero una sorta di demotivazione sociale nell'ottemperanza alle norme.

La virologa ha specificato come imporre le mascherine all'aperto, ovvero anche quando è possibile mantenere le distanze, sia "esagerato e controproducente", così come lo sono anche le restrizioni sullo sport. Maria Rita Gismondo sostiene infatti che le persone potrebbero manifestare un'insofferenza a queste imposizioni.

Gismondo: 'Serve logica'

A parere della direttrice di Microbiologia del Sacco di Milano, cercare di limitare la diffusione del coronavirus è assolutamente giustificabile, ma bisognerebbe farlo con criterio, poiché "abbiamo bisogno di persone che ci comprendano e non di persone che, vedendo alcune imposizioni non scientificamente motivate, possano assumere atteggiamenti a rischio". In effetti, secondo uno studio dell'Istituto Elma Research in sei Paesi europei sono emerse evidenti conseguenze sulla Salute mentale dei cittadini in seguito al lockdown. Il 65% degli italiani accuserebbe dei disturbi come insonnia, debolezza, tristezza, paura, attacchi di panico e mancanza di piacere nel fare le cose.

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