La Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari, per un cittadino catanese indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto il provvedimento era stato emesso dal Tribunale di Messina mentre il difensore del ricorrente aveva provveduto a presentare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale di Catania, città natale dell'indagato, e non presso la cancelleria del Tribunale che aveva emesso il provvedimento originariamente. Queste, in sintesi, le conclusioni a cui è pervenuta la VI Sezione Penale della Corte di Cassazione e contenute nella Sentenza n°32619/2020 depositata in cancelleria lo scorso 20 novembre 2020.

I fatti all'origine della sentenza della Cassazione

Un cittadino catanese, mai comparso tra le colonne della cronaca nera, inizialmente posto agli arresti domiciliari perché indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, si era visto revocare la misura cautelare dal Giudice per le indagini preliminari. Il Pubblico Ministero, in base al disposto dell'articolo 310 del Codice di Procedura Penale, aveva presentato ricorso davanti alla corte d'appello del Tribunale di Messina contro il provvedimento di revoca degli arresti domiciliari. Questo aveva portato il giudice di secondo grado a ripristinare la misura cautelare nei confronti del soggetto indagato che, di conseguenza, per il tramite dei suoi difensori aveva proposto ricorso per Cassazione contro la decisione della corte d'appello del Tribunale messinese.

Domiciliari, la strategia difensiva del ricorrente

La difesa del ricorrente aveva mirato a contestare puntualmente le singole accuse che avevano portato all'applicazione al soggetto indagato della misura cautelare degli arresti domiciliari. Di conseguenza, in primo luogo, il collegio difensivo del ricorrente contestava che il proprio cliente avesse avuto rapporti con soggetti noti come esponenti mafiosi, e sosteneva che lo stesso era completamente all'oscuro di qualunque collegamento del genere.

Inoltre, il collegio difensivo del ricorrente sosteneva che non poteva applicarsi al loro assistito l'aggravante del pericolo di recidiva. Questo in quanto lo stesso risultava incensurato. E per di più a decorrere dal 2016 aveva interrotto qualsiasi attività nei settori interessati dai reati per i quali si procedeva nei suoi confronti. Inoltre, per quanto riguarda l'accusa di aver utilizzato delle password di terzi a scopi illeciti, la difesa del ricorrente ha fatto notare come lo stesso abbia utilizzato tali credenziali con l'autorizzazione dei diretti interessati e fino a quando non è stato munito di credenziali sue proprie.

Infine, per quanto riguarda la presunta conoscenza con elementi noti come esponenti di organizzazioni mafiose, la difesa ha fatto notare che suddetti rapporti hanno riguardato, in effetti, una sola persona. E, comunque, sono stati interrotti non appena il ricorrente ha nutrito sospetti di tali frequentazioni. Per quanto riguarda attività più recenti di tale sodalizio criminale il ricorrente si dichiarava del tutto estraneo alle stesse. Per tali motivi il ricorrente chiede la cassazione della sentenza impugnata e, quindi, la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Domiciliari, la decisione della Cassazione

La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso del cittadino catanese, di fatto per un vizio procedurale. Come ha messo in evidenza il giudice di legittimità, il ricorso è stato depositato presso la cancelleria del Tribunale di Messina oltre il termine di 10 giorni dalla notificazione del provvedimento impugnato previsto dall'articolo 311 del Codice di Procedura Penale a pena di decadenza.

Tale norma, infatti, afferma che il ricorso deve essere presentato presso la cancelleria del tribunale indicato al comma 7 dell'articolo 309 del Codice di Procedura Penale, cioè presso la cancelleria del giudice che ha emesso la decisione o l'ordinanza.

L'ordinanza del Tribunale di Messina, nel caso di specie, è stata notificata al ricorrente in data 7 luglio 2020. Il ricorso contro la misura cautelare degli arresti domiciliari è stato presentato il 16 luglio 2020, ma presso la cancelleria del Tribunale di Catania. Ed è stato trasmesso alla cancelleria del Tribunale di Messina solo il 3 agosto 2020. Di conseguenza, oltre il termine suddetto dei 10 giorni.

La VI Sezione Penale della Cassazione a tale proposito ha richiamato un recentissimo orientamento delle Sezioni Unite per le quali alle ordinanze emesse ai sensi degli articoli 309 e 310 del Codice di Procedura Penale possa applicarsi il disposto dell'articolo 582, comma 2, del Codice di Procedura Penale in tema di presentazione dell'impugnazione.

Le Sezioni Unite, in base alle prime informazioni diffuse, non essendo stata ancora depositata la motivazione, hanno dato parere negativo. Di conseguenza, il ricorso contro gli arresti domiciliari deve essere obbligatoriamente presentato presso la cancelleria dell'organo giudiziario che ha emesso il provvedimento rimanendo, altrimenti, a carico dell'interessato il rischio di una non tempestiva trasmissione all'ufficio competente da parte della cancelleria dell'ufficio in cui l'atto è stato depositato. Cosa che si è puntualmente verificata nel caso di specie.

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