Nella mattina del 30 marzo è stata emessa dal Nas di Palermo e dal Comando provinciale di Trapani un'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dei dirigenti e funzionari appartenenti al Dipartimento regionale per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’assessorato alla Salute della Regione Siciliana.

Shock in Sicilia: dati alterati su positivi e tamponi

L'accusa mossa a danno dei funzionari, dei dirigenti e dell'assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza, sarebbe motivata dal tentativo di evitare che la Sicilia finisse in zona rossa.

La regione a Febbraio era stata persino dichiarata zona gialla.

I reati per cui è stato disposto l'arresto sono falso materiale ed ideologico in concorso. Nello specifico, gli arrestati sono accusati di aver alterato, in svariate occasioni e a partire dallo scorso novembre, il flusso dei dati riguardante la pandemia, apportando modifiche sia al numero dei positivi sia a quello dei tamponi effettuati, sotto la direzione dell’Istituto superiore di sanità. I dati risultanti da tali alterazioni hanno poi costituito la base (falsata) dei provvedimenti previsti per la regione Sicilia in materia di contenimento della diffusione del virus.

Alle alterazioni già citati vanno aggiunti anche gli sporadici casi in cui è stato alterato anche il numero dei decessi comunicati all'Istituto Superiore di Sanità.

I nomi degli indagati

Ai domiciliari sono andati Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, il braccio destro dell’assessore Razza; Salvatore Cusimano, funzionario regionale, ed Emilio Madonia, dipendente dell'azienda "Pricewaterhousecoopers Public Sector srl", la società che gestisce la piattaforma informatica dell’assessorato.

Indagati anche Giuseppe Rappa e Roberto Gambino, dipendenti dell’Asp di Palermo.

L'accusa più fortemente mediatica risulta essere, però, quella rivolta all'assessore Ruggero Razza - fedelissimo del presidente della regione Musumeci - che è accusato di falsità materiale ed ideologica.

Ad esser coinvolti nell'inchiesta e per questo indagati sono anche il vice capo di gabinetto dell'assessore Razza, Ferdinando Croce e Mario Palermo, direttore del Servizio 4 del Dipartimento retto da Maria Letizia Di Liberti.

Le prove e le intercettazioni

Dallo scorso novembre, risulterebbero circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell’Arma, l'ultimo risalirebbe allo scorso 19 marzo 2021. Nel corso delle indagini, sono stati sequestrati dei telefoni cellulari ed effettuate perquisizioni presso le abitazioni degli indagati, al fine di ricercare materiale e documenti utili allo svolgimento del caso.

Per le stesse ragioni, sono state acquisite email e dati presso i server dell’assessorato Regionale alla Salute e Dipartimento.

In una delle intercettazioni telefoniche, l'assessore Razza, comunicando con la dirigente Di Liberti, riferisce che il 90% della situazione creatasi è attribuibile alla loro piena responsabilità, ma la Di Liberti sostiene che i dati sono quelli estrapolati dalle piattaforme informatiche.

Dati che, alla luce di quanto emerso questa mattina, risulterebbero falsati da mesi.

Le parole di Musumeci

A quanto esposto finora sembra estraneo il presidente della Regione Musumeci, che anzi - scrive il gip - pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite.

Il presidente ha dichiarato di essere sorpreso alla luce di quanto emerso e di aver fiducia nei confronti del suo assessore alla Sanità.

Speranzoso nei confronti della verità, si dice in attesa che essa emerga presto. "Lasciamo lavorare chi deve lavorare e alla fine ne trarremo le conclusioni".

Così dichiara il presidente in merito all’inchiesta della Procura di Trapani sui presunti dati alterati dei contagi in Sicilia.

Richiamando una totale trasparenza, Musumeci dichiara che fino alla scorsa settimana hanno chiesto loro stessi a Roma la zona rossa, guardando al numero dei morti.

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