Nuovo interrogatorio di garanzia per Alberto Maria Genovese, 43 anni. L'imprenditore digitale di origine napoletana, detenuto nel carcere milanese di San Vittore, nei giorni scorsi è stato raggiunto da una seconda ordinanza di custodia cautelare per presunti abusi su una modella 23enne e cessione di droga. Ascoltato dal Gip di Milano Tommaso Perna, Genovese ha negato gli abusi e ha spiegato il "sistema feste".

Genovese di nuovo davanti al gip

Giovedì 25 febbraio, la Procura di Milano ha notificato ad Alberto Genovese un'ordinanza di custodia cautelare.

Nel provvedimento, firmato dal Gip Tommaso Perna, vengono contesti all'imprenditore presunti abusi avvenuti, dopo una massiccia assunzione di cocaina e ketamina, la notte tra il 9 e il 10 luglio 2020 a Villa Lolita, casa vacanza di Ibiza. Le nuove accuse, avanzate da una 23enne, sono state il cuore dell'interrogatorio di garanzia che si è svolto nella giornata di ieri, domenica 28 febbraio, nella casa circondariale di San Vittore e che ha visto partecipare, in collegamento dagli uffici del Palazzo di Giustizia, la pm Rosaria Stagnaro, che finora ha seguito il caso di Cronaca Nera. Alberto Genovese, davanti agli inquirenti, avrebbe negato di aver abusato della giovane e avrebbe sostenuto che anche lei, come tutte le altre ragazze che partecipavano ai suoi party ed entravano nella sua stanza da letto, lo facevano in maniera consapevole.

Va sottolineato che la modella aveva messo a verbale quanto accaduto durante la vacanza estiva sull'isola delle Baleari, prima dell'arresto di Genovese (avvenuto lo scorso 6 novembre), per presunti abusi avvenuti ai danni di una 18enne nel suo attico milanese denominato "Terrazza Sentimento". Inoltre, alcuni ospiti della casa vacanze avrebbero testimoniato di aver visto la 23enne uscire dalla camera dell'imprenditore in "condizioni fisiche e psichiche critiche".

La ragazza, secondo l'accusa, sarebbe stata resa incosciente e avrebbe subito molestie anche dall'allora fidanzata di Genovese. La donna, che risulta indagata, ha sempre respinto tutti gli addebiti.

Il 'sistema feste'

Durante l'interrogatorio, da quanto si apprende, Alberto Genovese avrebbe anche illustrato il "sistema feste".

Dietro gli esclusivi party organizzati dall'ormai ex mago delle start-up, infatti, ci sarebbe stata una vera e propria organizzazione. "C'erano due ambienti - ha precisato - in uno si consumava droga, nell'altro ci si divertiva senza". "Per questo - ha dichiarato - chi si drogava voleva farlo, ma non era costretto. Distribuite nei piatti c'erano polveri e, in bottiglie contrassegnate con dei nastri, c'erano sostanze psicotrope in forma liquida - ha concluso - Chi le assumeva sapeva a cosa andava incontro". La difesa avrebbe chiesto nuovamente che Genovese possa scontare la sua pena ai domiciliari presso una clinica per la disintossicazione. L'istanza non è però stata accolta.

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