Fine pena mai per Gaia Russo, mamma del piccolo Leonardo, e per il compagno Nicolas Musi. Ieri, 26 marzo, la Corte d’Assise di Novara li ha condannati entrambi all’ergastolo. Sono stati giudicati colpevoli di aver ucciso il bambino di 20 mesi, nella loro casa di Novara, il 23 maggio 2019.

Il piccolo, nato da una precedente relazione della ragazza e mai riconosciuto dal padre biologico, fu picchiato selvaggiamente. Si consumò "una violenza inaudita, non degna di un essere umano", disse all'epoca delle indagini il procuratore di Novara, Marilinda Mineccia, oggi in pensione.

Accusati di omicidio volontario pluriaggravato e maltrattamenti, all’epoca dei fatti 23 anni lei e 24 lui, parlarono di una caduta dal lettino, ma le lesioni non erano compatibili con un incidente domestico.

Novara, la sentenza

Il giudice Gianfranco Pezone ha accolto tutte le richieste della pm Silvia Baglivo e ha condannato gli imputati anche a un risarcimento a favore della nonna Tiziana Saliva, del padre naturale, Ajouli Mouez, di Chiara Russo, sorella di Gaia e zia di Leonardo, parte civile contro Nicolas. Il giovane ha ascoltato la lettura della sentenza in videoconferenza dal carcere. Lei, ai domiciliari, era assente.

"Ho chiesto due ergastoli davvero convinta della responsabilità di entrambi, spero di non vedere più un omicidio del genere", ha detto la pm Silvia Baglivo, interpellata dopo la lettura della sentenza.

La pm ha spiegato che è stato un processo molto difficile, non solo tecnicamente ma anche emotivamente, "con il rischio che le dichiarazioni contrapposte dei due imputati potessero portare a un'impasse tale da non riuscire a individuare la colpevolezza". Invece, la Corte ha accolto interamente la tesi dell'accusa secondo la quale Gaia Russo, all'epoca incinta di cinque mesi, non solo non fece nulla per impedire il delitto ed evitare i maltrattamenti, ma fornì l'alibi a Musi, coprendolo finché le fu possibile.

La pm ha espresso soddisfazione di carattere professionale per aver accertato i fatti e reso giustizia alla piccola vittima.

Novara, i fatti del 23 maggio 2019

La mattina del 23 maggio 2019, il bambino fu soccorso in casa dal personale sanitario. A chiamare il 118 era stata proprio la mamma Gaia Russo che aspettava una bambina dal compagno Nicolas.

All'ospedale di Novara il piccolo Leonardo arrivò in condizioni disperate: aveva ecchimosi, fratture, uno shock emorragico traumatico da scoppio del fegato per un colpo ricevuto che ne provocò la morte. Nell'aprile prima, era già finito al pronto soccorso: la mamma dichiarò che si sarebbe trattato di un morso di un cane. Sei giorni dopo aver fatto una gita in un parco a tema con la nonna e la zia, il 17 maggio, il bambino sarebbe stato percosso da Nicolas, rimasto solo con lui mentre Gaia era andata a fare una visita di controllo. Da quel giorno, Gaia non portò più il bambino dalla nonna, e sia lei che il compagno non si fecero più vedere nel cortile condominiale di giorno, preferendo uscire con il buio.

Tra il 17 e il 22 maggio, Nicolas, un ragazzo instabile reso ancora più violento dall'abuso di alcol e droga, picchiò Leonardo più volte e Gaia non si attivò per evitare il peggio. Dalla requisitoria della pm, è emerso che Gaia Russo non fece nulla fin dai giorni precedenti quando le botte inflitte a Leonardo lo avevano già ridotto in fin di vita: non lo portò al pronto soccorso, non gli diede un antidolorifico. Al contrario, si limitò a inviare su WhatsApp ad alcuni amici foto del bimbo con il volto tumefatto per i colpi, ma solo per chiedere soldi in prestito per 'cure mediche' a cui non lo sottopose mai. L'autopsia confermò che al piccolo erano stati inferti colpi a mani nude e calci, oltre a evidenziare maltrattamenti pregressi.

Musi aveva precedenti per abusi, percosse, maltrattamenti, truffa, furto e stupefacenti. Sottoposto la mattina stessa del delitto ad analisi, risultò aver assunto cocaina e cannabinoidi.

Novara, reazioni dopo la condanna

Tiziana Saliva, la nonna del piccolo Leonardo Russo, dopo la lettura della sentenza non ha avuto la forza di parlare. Ospite a Quarto Grado nel giugno 2019, aveva detto: "Giaia è mia figlia, ma io sono la mamma di un mostro e questa cosa mi devasta". Simone Briatore, difensore della donna, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Invece, Carlo Alberto La Neve, difensore di Nicolas Musi, ha detto che aspetterà di leggere le motivazioni della sentenza per poi presentare ricorso in appello ritenendola ingiusta.

"Il mio assistito ha ammesso i maltrattamenti, ma ha sempre dichiarato di non aver ucciso Leonardo", ha riferito. La mamma del piccolo Leonardo non avrebbe mai manifestato segni di pentimento.

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