È ancora ricoverato in gravi condizioni Renzo Tarabella, l'83enne che sabato 10 aprile a Rivarolo Canavese (Torino) ha ucciso la moglie Maria Grazia Valovatto, 79 anni, il figlio disabile Wilson di 51 e i suoi padroni di casa, Osvaldo Dighera, 74enne e Liliana Heidempergher, 70 anni. Il genero, sottolineando che lui e la moglie da tempo hanno interrotto i contatti con lui, ai cronisti di Repubblica ha dichiarato: "Era fuori di testa da un po', si erano chiusi e allontanati". Sul caso di cronaca nera stanno indagando i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale, coordinati dal procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando.

'La pistola era il suo pallino'

Graziella, la figlia di Renzo Tarabella, davanti al portone della palazzina di Corso Italia, a Rivarolo Canavese, davanti ai cronisti si è limitata a commentare: "Non avevamo più contatti con loro. Li avevano solamente gli assistenti sociali”. Quindi, ha concluso: "Intendo parlare con chi li seguiva per capire come mai non si sono accorti di quello che stava succedendo". Il marito di Graziella, accanto a lei, ricordando che il suocero da un po' di tempo aveva comportamenti strani e non era più lui, ha spiegato "Ha fatto una strage. Tutti erano al corrente del fatto che possedesse una pistola: era un suo pallino". Poi ha aggiunto: "Da tempo si era chiuso nel suo mondo.

Era una persona autoritaria, ma per i suoi problemi dovreste chiedere agli assistenti sociali".

Da quanto si apprende, però, Wilson, aveva smesso di partecipare agli incontri con gli operatori che avrebbero dovuto seguirlo. "Tarabella aveva firmato per non portarcelo" ha confermato in proposito il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno.

La scomparsa dei coniugi Dighera

La strage - consumata nella prima serata di sabato 10 aprile - è stata scoperta intorno alle 3 di notte di domenica dai carabinieri della compagnia di Ivrea. A dare l'allarme, poche ore prima, sarebbe stata Francesca, la figlia dei padroni di casa dei Tarabella, preoccupata per l'improvvisa scomparsa dei genitori.

Stando a quanto ricostruito, Osvaldo Dighera intorno alle 19:45 di sabato sarebbe uscito di casa per portare la spesa proprio alla figlia, che vive a pochi metri di distanza. L'uomo, però, non sarebbe più rientrato e, a quel punto, la moglie Liliana Heidempergher, ex maestra, avrebbe iniziato a cercarlo negli spazi comuni della palazzina. Un condomino, l'ultima persona ad averla vista in vita, in proposito ha riferito ai militari di aver incontrato la donna in cantina, intenta a rintracciare il consorte.

La strage

I carabinieri, durante le operazioni di ricerca dei coniugi Dighera, hanno cercato di contattare tutti gli inquilini del palazzo e, a quel punto, si sarebbero accorti che la famiglia Tarabella, che occupava il quinto piano, era l'unica a non rispondere al citofono.

Tuttavia, nell'appartamento sembrava esserci qualcuno. Così gli uomini dell'Arma, dopo aver ottenuto l'autorizzazione della Procura, hanno organizzato l'irruzione. Sentendoli entrare, l'anziano - che vegliava il corpo della moglie - avrebbe tentato di togliersi la vita, sparandosi alla gola.

L'83enne, pensionato, ex dipendente della Eaton, avrebbe ucciso con una pistola semiautomatica calibro 9x21 regolarmente detenuta, dapprima la moglie e il figlio Wilson. Con la stessa arma avrebbe freddato anche i suoi padroni di casa, che vivevano al piano superiore. L'anziano al momento è all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, ricoverato in prognosi riservata. Le sue condizioni sarebbero molto gravi.

La strage sembra non avere un perché: "Stiamo cercando di comprendere quale possa essere il movente" si è limitato a dire ai cronisti il procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando.