Le Fiamme Gialle hanno eseguito nei giorni scorsi un sequestro a conclusione di una indagine che è stata avviata da tempo dalla Dda di Napoli, bloccando dei beni, mobili e immobili, ritenuti appartenenti al commercialista che avrebbe da tempo la cura degli affari illeciti del clan camorristico Mallardo.

Lui è A.A., di 52 anni, e su di lui la Guardia di Finanza, a conclusione di una indagine a cura della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro di un consistente patrimonio, valutato intorno ai 20 milioni di euro, riconducibile al commercialista e alla sua famiglia.

Al professionista classe 1969 i militari hanno posto i sigilli a dei beni siti nelle provincie di Napoli, Caserta, Frosinone e Latina, consistenti in 89 fabbricati e 10 terreni, oltre a 2 automobili e numerosi rapporti bancari e finanziari.

Accertati i collegamenti tra la famiglia A. e il clan Mallardo

L'indagine dei magistrati ha permesso di ricostruire un rapporto malavitoso esistente già da molto tempo. In particolare il padre di A. A., D., è stato da sempre un elemento importante di questa famiglia malavitosa, indicato come il “tesoriere”, ossia colui che ha gestito le casse del clan. Non ha potuto essere da meno il figlio, una volta conseguito il diploma di laurea in Economia e Commercio all'Università di Napoli, occupandosi da sempre della gestione delle attività imprenditoriali come commercialista, che con i membri del clan ha investito da tempo nei settori edilizio e immobiliare.

Le evidenze che sono state rilevate dagli investigatori hanno fornito degli elementi interessanti per determinare il provvedimento giudiziario che i finanzieri del comando della Guardia di Finanza di Napoli hanno prontamente eseguito.

Lo stesso A. è stato arrestato dagli uomini del GICO nel 2012 per il reato di estorsione aggravata dall'utilizzo del metodo mafioso ed è stato condannato nel 2013 a sette anni di reclusione dalla Quarta sezione del Tribunale di Napoli.

C'è stato, infine, un ulteriore approfondimento dell'attività investigativa che ha permesso di risalire all'accumulo di un patrimonio che, a conclusione della stessa, è stato alla fine bloccato. Infatti il tenore di vita che il professionista e la sua famiglia hanno condotto da sempre non è stato rispondente alle dichiarazioni dei redditi che lo stesso ha presentato annualmente attraverso le consuete documentazioni.

Il tutto ha fatto supporre che tutto il patrimonio a lui sottratto, in attesa di una eventuale confisca definitiva, sia stato il frutto di attività illecite. Agli avvocati di A. spetta adesso l'onere di dimostrare il contrario.