Dopo 25 anni senza un colpevole, l'omicidio di Nada Cella potrebbe essere, finalmente, a un passo dalla svolta. Oggi, 16 novembre, sono stati fatti accertamenti irripetibili su tracce ematiche trovate nel motorino della nuova indagata. Si tratta di Annalucia Cecere, ex maestra d'asilo, sola accusata del delitto della segretaria 24enne.

Nada Cella fu uccisa a Chiavari la mattina del 6 maggio 1996 nello studio di Marco Soracco, il commercialista presso cui lavorava, in via Marsala 14.

Nada Cella, sangue sotto la sella di uno scooter

La tecnologia al servizio delle indagini ha fatto passi da gigante e consente di riaprire un caso come quello di Nada Cella che attende verità e giustizia da un quarto di secolo.

Una minima, invisibile, traccia biologica può portare a individuare il responsabile di un delitto. Con questi presupposti, oggi pomeriggio, dopo essere stato prelevato da un deposito giudiziario in provincia di Cuneo dove era custodito dopo il sequestro fatto nei giorni scorsi nel box della casa di Annalucia Cecere, lo scooter della 53enne è stato portato in un luogo segreto, deciso dagli inquirenti all'ultimo momento. Obiettivo: compiere accertamenti non ripetibili su tracce di sangue individuate sotto la sella, già emerse in estate dopo un primo esame della Procura di Genova. Attraverso l'esame delle 'luci forensi', che permette di individuare tracce non visibili alla luce naturale, e del luminol, gli inquirenti cercano la prova mancante.

In una fase successiva delle indagini, il genetista Emiliano Giardina, professore associato dell'Università di Tor Vergata che ha già ricevuto l'incarico, dovrà estrarre il Dna dalle tracce ematiche per accertare se sia quello della segretaria uccisa.

Nada Cella, si cerca la testimone anonima

Procura e Squadra Mobile di Genova hanno diffuso un audio di una telefonata anonima di 25 anni fa.

In quella registrazione, una donna racconta di aver visto proprio Annalucia Cecere sotto lo studio di Marco Sorracco la mattina dell'omicidio di Nada Cella. La voce dice di aver visto Cecere "sporca e infilare tutto nel motorino" per poi partire a tutta velocità. La donna, aggiunge di averla salutata ma che l'ex maestra non l'avrebbe neanche guardata.

La stessa cosa sarebbe avvenuta dopo 15 giorni: incontrata di nuovo, avrebbe evitato di guardarla. Gli inquirenti vorrebbero rintracciare chi fece la telefonata anonima che tanta rilevanza ha nella nuova indagine.

Cecere avrebbe ucciso Nada Cella per gelosia: avrebbe mirato a prendere il suo posto come segretaria per poter conquistare il commercialista di cui si era invaghita. Il caso è stato riaperto grazie al lavoro di una criminologa, Antonella Delfino Pesce, che ha studiato un fascicolo di 12mila pagine e ha ricevuto anche minacce: vocali intimidatori inviati dall'indagata nel luglio 2019. Cecere, che vive a Boves, in provincia di Cuneo, con il marito camionista e il figlio, fu indagata subito dopo il delitto ma la sua posizione fu archiviata, così come quella del commercialista.

La mattina del 6 maggio 1996, Nada arriva presto allo studio del commercialista. Accende il computer alle 7 e 51, poi di lei non si sa più nulla. La trova alle 9 e 10 Soracco. A compromettere in parte la scena del crimine, l'intervento della mamma del commercialista, Marisa Bacchioni, che pulisce sommariamente l’ingresso dell’ufficio e le scale dalle macchie di sangue. Dirà di averlo fatto “per evitare che la gente che si era soffermata sulle scale a curiosare vedesse una scena così cruenta". Madre e figlio, attualmente sono indagati per false testimonianze rese al pm. L'arma del delitto non è stata mai trovata. Si tratterebbe di un oggetto contundente dotato di uno spigolo vivo con cui l'offender ha colpito molte volte la vittima.

Nada Cella, 'Il Dna si conserva'

"Il Dna si conserva. Noi abbiamo estratto il Dna dalle mummie, quindi 25 anni è un lasso di tempo assolutamente irrilevante per una molecola di Dna": lo dice il professor Giardina. Secondo il genetista, l'indagine riaperta dopo 25 anni insegna che si possano e si debbano riaprire tutti i casi rimasti senza risposta. "Li dobbiamo riaprire tutti. Perché oggi le tecnologie ci consentono di dare delle risposte che prima non erano possibili", dice il genetista.

Le tecniche attuali consentono di avere risultati anche quando si analizzano tracce invisibili, persino presenti in quantità infinitesimali. "Sono le tracce più importanti perché sono invisibili non solo a noi che dobbiamo cercarle, ma soprattutto a coloro che hanno voluto occultarle". E ora, grazie a queste innovazioni, a breve forse la mamma di Nada Cella che da 25 anni chiede verità e giustizia sulla morte della figlia, potrà ottenerle.