Dopo due mesi dalla scomparsa, resta il mistero sulla morte di Liliana Resinovich. Svolte nell'indagine non ce ne sono: in un clima di sospetti e accuse incrociate, la situazione familiare è precipitata. O meglio, ormai è guerra aperta tra la famiglia Resinovich e quella Visintin, composta dal marito Sebastiano e da suo figlio Piergiorgio. Sebastiano è passato al contrattacco replicando alle accuse indirette del cognato. "Ho perso mia moglie, la mia vita è distrutta, per la sofferenza ho perso otto chili", ha detto.

La scorsa settimana, Sergio Resinovich ha inviato spontaneamente un memoriale alla Procura di Trieste che dal 14 dicembre, giorno della scomparsa di Lilly, ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona.

Nel documento, il fratello di Lilly ipotizza un movente economico e farebbe insinuazioni su Sebastiano e il figlio: sarebbero stati interessati ai soldi della sorella.

Liliana, guerra in famiglia

Ormai, tra i parenti di Liliana, tutti accusano tutti: soprattutto il fratello Sergio, da una parte, Sebastiano e il figlio Piergiorgio, dall'altra. Intervistato in esclusiva a Mattino Cinque News, Visintin oggi 16 febbraio, ha difeso se stesso e il figlio. "Queste notizie ci feriscono, mio figlio ha fatto una deposizione spontanea: non vedeva Lilli da almeno tre anni, non ha mai chiesto soldi, non ha mai avuto soldi da noi".

Nel testo inviato alla Procura, secondo le indicazione del quotidiano Il Piccolo, Sergio Resinovich avrebbe fatto il nome di Piergiorgio Visintin come possibile responsabile della morte di Liliana per tensioni in famiglia legate a soldi chiesti alla donna e non avuti.

Lo stesso fratello di Lilly ha poi smentito di aver fatto nomi di chicchessia nella sua memoria. Nel frattempo, nel precipitare degli eventi, il figlio di Sebastiano è andato in Questura a rilasciare dichiarazioni spontanee. Sebastiano ha detto: "La situazione è drammatica perché mio figlio è stato colpito nel vivo nella sua famiglia": anche la nipote 15enne di Sebastiano a scuola sarebbe stata bersaglio di maldicenze. "Io mi sto consumando, perché oltre al dolore devo reggere il fango che stanno buttando addosso prima a me, e ora anche a mio figlio. Pesavo 82 chili e ora 74", ha detto Sebastiano. "Piergiorgio non è accusato di nulla, solo dalla voce del popolo", ha aggiunto Paolo Bevilacqua, legale di Sebastiano.

Liliana è stata trovata senza vita all'interno di due sacchi neri di plastica lo scorso 5 gennaio nel parco dell'ex ospedale cittadino, quartiere San Giovanni di Trieste, distante circa un chilometro dall'abitazione coniugale. Ancora non c'è nessun indagato nell'inchiesta e Sebastiano Visintin è persona offesa. Sono molto attesi gli esiti sugli esami irripetibili fatti su tutto ciò che è stato trovato sia sul corpo di Liliana che accanto, e i risultati degli esami tossicologici sebbene slittati di un mese.

Per la cugina di Liliana, Sebastiano pensava ai soldi

La famiglia Resinovich non ha mai creduto al suicidio di Liliana. E il movente economico era stato indicato come spiegazione del delitto, già nei giorni successivi alla scomparsa di Liliana da sua cugina Silvia: la prima persona tra i parenti, a esplicitare sospetti su Sebastiano.

Intervistata, aveva detto che Visintin avrebbe avuto un comportamento anomalo perché invece di andare a cercare la moglie scomparsa, avrebbe trascorso il suo tempo a rilasciare interviste in tv. Silvia aveva parlato di "stranezze" anche per dichiarazioni e presunte incongruenze di Visintin. Dalla ricostruzione di questi giorni, è emerso che Liliana sosteneva tutte le spese di casa e quelle extra. Percepiva una buona pensione da ex dipendente regionale, aveva soldi da parte ed era molto generosa: pagava il mutuo al fratello Sergio e le spese universitarie alla nipote.

La teste: 'La mattina della scomparsa era tesa'

Iva, la fruttivendola del quartiere San Giovanni di Trieste, sarebbe stata l'ultima persona ad aver visto Liliana in vita.

Non può dimenticare di averla vista passare davanti al suo negozio la mattina della scomparsa, il 14 dicembre, poco dopo le 8 e 30. Alle 8 e 22, Liliana aveva telefonato a casa del suo amore ritrovato dopo 40 anni, Claudio Sterpin che l'aspettava a casa, per avvisarlo che avrebbe tardato per andare prima a un negozio di telefonia dove non è mai arrivata.

A distanza di due mesi, Iva non dimentica lo sguardo di Lilly: "Aveva uno sguardo molto preoccupato, non il solito sguardo, come se fosse successo qualcosa. Ho pensato: è successo qualcosa a casa. La conoscevo, era una cliente. È passata proprio vicino alla mia porta, l'ho vista bene. Non mi sbaglio, era lei. Il mio negozio non è lontano dalla fermata dell'autobus", ha riferito Iva.