"Forse è giunto il momento di fare un po' di chiarezza": a parlare ad Adnkronos è Olindo Romano (classe 1962), condannato all'ergastolo insieme alla moglie Rosa Bazzi (classe 1963) per la "strage di Erba", uno dei casi italiani di cronaca nera più efferati e controversi del nuovo secolo.

L'uomo, rinchiuso nel carcere milanese di Opera, facendo riferimento anche a delle presunte nuove prove e a un testimone-chiave, ha ripercorso quanto accaduto la sera dell'11 dicembre 2006 nella casa di corte di via Diaz, nel centro di Erba (Como).

Ci sarebbe un nuovo testimone della strage di Erba

Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi sono stati condannati all'ergastolo per l'omicidio, a colpi di spranga e coltello, della vicina di casa Raffaella Castagna, del figlioletto Youssef Marzouk, della madre Paola Galli e di un'altra vicina intervenuta in loro aiuto, Valeria Cherubini.

La coppia, all'epoca, confessò il delitto, ma poco dopo ritrattò sostenendo di essere innocente. "Sono trascorsi oltre 16 anni dalla strage di Erba - ha dichiarato Olindo - e io ci sto riflettendo parecchio. Forse, ora, è giunto il momento di fare un po' di chiarezza".

Il legale di Romano, l'avvocato Fabio Schembri, con i colleghi Luisa Bordeaux Nico D'Ascola e Patrizia Morello, sta lavorando all'eventuale revisione del processo.

Sembrerebbe, infatti, che vi siano nuove importanti prove a favore dei coniugi comaschi e anche di un "testimone-chiave".

"Da sempre è convinto della mia innocenza e di quella di mia moglie Rosa - ha affermato - Grazie a Dio, adesso, non è più l'unico, a credere che non abbiam commesso la strage di Erba". In proposito, l'uomo ha poi aggiunto di ricordare bene le liti provenienti dall'appartamento di Raffaella Castagna e del marito Azouz Marzouk.

"Litigavano spesso - ha sottolineato - non per questo, però, abbiamo pensato di fare una strage".

Olindo è convinto di essere stato incastrato per la strage di Erba

Romano ha proseguito la sua intervista facendo riferimento ai precedenti di Azouz Marzouk: "Non so per quel motivo la pista relativa allo spaccio di droga non sia stata adeguatamente approfondita".

"Continuo a pensare - ha puntualizzato - che sia stato più facile incastrare due persone come me e Rosa, non particolarmente sveglie e inconsapevoli di quanto gli stava per piombare addosso".

Olindo, che può vedere la consorte Rosa, detenuta nella casa circondariale di Bollate solo in rare occasioni, pare certo che le accuse contro di loro siano assolutamente prive di fondamento. "Mi capita di ripensare a quei giorni - ha affermato - e al modo in cui ci hanno preso in giro ed abbindolato. Solamente quando ci hanno condotto al Bassone (il carcere di Como, ndr) abbiamo compreso che eravamo noi i sospettati".

Poi ha parlato dell'unico "sopravvissuto" alla strage, Mario Frigerio (marito di Valeria Cherubini) che si salvò grazie a una malformazione congenita alla carotide. Fu proprio lui, poco dopo l'omicidio, a riconoscere in Romano l'aggressore. "Come noi - ha concluso l'ex netturbino - è stato utilizzato"