L’autunno 2025 in Himalaya è stato segnato da eventi estremi e da un’intensificazione dei rischi legati alla pratica dell’alpinismo d’alta quota. Lo ha raccontato Simone Moro, alpinista e pilota con oltre 100 spedizioni all’attivo, soccorritore in Nepal e pilota di elicotteri, in una lunga intervista pubblicata da la Repubblica il 6 novembre. Dal suo osservatorio privilegiato in Nepal, Moro ha lanciato un messaggio chiaro: «I soccorsi sono sempre più difficili e le tempeste sempre meno prevedibili». Un campanello d’allarme per chi affronta l’alta quota, ma anche uno stimolo a migliorare l’organizzazione e la consapevolezza.
Il meteo estremo e le difficoltà nei soccorsi
«In questa stagione tempesta imprevedibile», ha dichiarato Moro a la Repubblica. Il riferimento è a una serie di eventi meteorologici improvvisi e violenti che hanno colpito varie aree dell’Himalaya tra settembre e ottobre. Le condizioni cambiano nel giro di poche ore, mettendo a rischio anche alpinisti esperti. Questo nuovo scenario impone un aggiornamento costante delle strategie di acclimatamento, movimentazione e logistica.
Interventi rallentati dal meteo
Moro, che in Nepal gestisce un servizio di elisoccorso, sottolinea come le operazioni siano sempre più complesse: «Raggiungere il luogo di un incidente può richiedere ore, e intanto il meteo cambia».
Questo aspetto riduce drasticamente i margini di salvataggio: non basta avere i mezzi, serve una finestra di volo favorevole che spesso non arriva in tempo.
L’Italia fa scuola: preparazione e consapevolezza
Nell’intervista, Simone Moro ha elogiato gli alpinisti italiani presenti in Nepal in questa stagione: «Gli italiani erano preparati e ben equipaggiati». Questo significa attenzione al meteo, scelte oculate sulle finestre di salita e dotazioni tecniche adeguate. Un esempio virtuoso in un contesto dove ancora troppo spesso ci si affida alla fortuna o a operatori locali improvvisati.
La differenza la fa la testa
Moro insiste su un concetto fondamentale: “La responsabilità individuale oggi è centrale”.
In un contesto dove le condizioni esterne sono così mutevoli e i soccorsi non garantiti, la differenza tra la vita e la morte la fa spesso una decisione presa al momento giusto. Non esiste più la montagna “facile”: anche i 6.000 e i 7.000 metri richiedono competenza assoluta.
Le nuove regole dell’alpinismo himalayano
L’Himalaya sta cambiando. Il clima non segue più i consueti schemi stagionali, rendendo imprevedibile la pianificazione. Le finestre di bel tempo si accorciano, i ghiacciai si ritirano e le valanghe diventano più frequenti. L’alpinismo deve rispondere con un nuovo approccio: non solo tecnico, ma anche ambientale ed etico.
Più etica, meno turismo estremo
Sebbene Moro non lo dica apertamente, il messaggio è chiaro: l’Himalaya non può più essere trattata come un parco giochi per avventure preconfezionate. Serve rispetto, sobrietà e consapevolezza. La “bolla” del turismo d’alta quota, se non regolata, rischia di esplodere.