Per Reinhold Messner, l’alpinismo non è solo sfida, gloria o splendore della vetta: è, innanzitutto, “l’arte di non morire”. In un editoriale pubblicato su La Stampa il 6 novembre 2025, l’alpinista altoatesino — primo uomo a salire l’Everest senza ossigeno e a completare i 14 ottomila — richiama alla responsabilità chi oggi affronta l’alta quota. Il senso della montagna, scrive, non si misura in metri o in record, ma nella capacità di conoscere i propri limiti, ascoltare la natura, tornare a casa.
Un messaggio che risuona forte, oggi più che mai, in una stagione himalayana segnata da condizioni meteo estreme, affollamenti e nuove tragedie.
Per Messner, è tempo di ritrovare il significato originario dell’alpinismo.
Il messaggio di Messner
L’alpinismo, scrive, non può essere ridotto alla corsa cieca verso la cima. "La vetta è un risultato, ma la vera conquista è tornare giù interi". L’alpinismo, per come lo intende Messner, è conoscenza di sé e dell’ambiente, non sfida all’ultimo respiro. È un’arte, appunto: quella di scegliere, valutare, fermarsi quando è il momento.
La responsabilità e i limiti
Il cuore dell’editoriale è un concetto chiave: il limite. Saper dire “basta”, cambiare piano, scendere. Riconoscere quando il corpo non regge, quando il tempo peggiora, quando la montagna impone silenzio. In un’epoca in cui i social amplificano ogni impresa e moltiplicano la pressione a “conquistare” qualcosa, il monito di Messner vale doppio.
L’alpinismo come disciplina della sopravvivenza
Messner lo dice con chiarezza: “l’arte di non morire” non è una metafora, ma una disciplina. Richiede preparazione tecnica, prudenza, umiltà. La montagna, dice, non è un palcoscenico, ma un luogo dove tutto può cambiare in pochi minuti. E il vero alpinista è colui che sa ascoltare.
Il palmarès di Messner
Parole che pesano, quelle di chi ha fatto la storia. Reinhold Messner è stato il primo uomo a salire tutti i 14 ottomila, e il primo a salire l’Everest senza ossigeno nel 1978, insieme a Peter Habeler. Nel 1980 lo ha salito anche in solitaria, sempre senza ossigeno supplementare. È stato pioniere dell’alpinismo “by fair means”, senza aiuti artificiali: stile alpino puro, leggero, essenziale.
Il suo approccio ha ispirato generazioni.
In un autunno segnato da spedizioni affollate e condizioni estreme, il messaggio di Messner arriva come un segnale d’allerta. L’alpinismo non è turismo d’alta quota né ricerca di like: è esperienza, limite, vita. E soprattutto, uscire vivi dalla montagna è la vera vetta. Chi lo dimentica, tradisce il senso più profondo di questo cammino verticale.