A quasi trent'anni dall'omicidio di Nada Cella, la segretaria uccisa il 6 maggio 1996 nello studio di commercialista dove lavorava in via Marsala a Chiavari, in provincia di Genova, la giustizia italiana ha emesso poco fa il suo primo verdetto di condanna. AnnaLucia Cecere, 56enne ex insegnante, è stata condannata a 24 anni di carcere come esecutrice dell'omicidio di Nada Cella. Invece, Marco Soracco, il commercialista e datore di lavoro della vittima, è stato condannato a 2 anni di reclusione con l'accusa di favoreggiamento e false dichiarazioni.
La Procura, sostenuta dal pm Gabriella Dotto, aveva chiesto l'ergastolo per Cecere e quattro anni per Soracco, ma i giudici hanno deciso per pene inferiori pur ritenendo credibili gli elementi raccolti dall'accusa. Giustizia, dunque, almeno stando a quelle che sono le prime dichiarazioni dei familiari della giovane donna, sarebbe stata fatta.
Il cold case
Il cold case ha occupato decenni di indagini, ipotesi, archiviazioni e riaperture giudiziarie, e soprattutto negli ultimi anni se ne erano occupate anche diverse trasmissioni tv di approfondimento, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado.
Quel giorno di primavera del 1996, Nada Cella, allora 24enne, fu trovata massacrata nello studio del commercialista presso cui lavorava: chi le ha tolto la vita, l'ha colpita con estrema violenza, usando un oggetto contundente mai ritrovato.
Non solo: la scena del crimine era stata in parte compromessa nei soccorsi e nei primi interventi investigativi, complicando la ricostruzione dei fatti. Per decenni il delitto rimane appunto un cold case, con l'indagine che viene riaperta più volte, con sporadici sviluppi: tecniche moderne di analisi, nuovi testimoni e indizi – come un bottone ritrovato vicino al corpo – vengono esaminati, ma senza arrivare a una verità giudiziaria stabile per lungo tempo.
Una vera e propria svolta si è registrata nel 2021, quando la Procura di Genova ha riaperto formalmente il caso, portando alla luce nuove tracce, testimoni e analisi forensi che hanno indirizzato l'attenzione degli investigatori verso una nuova pista.
Dopo anni di indagini e l'avvio del processo nel 2025, la Corte d’Assise di Genova ha oggi pronunciato la sentenza di primo grado.
La ricostruzione e il presunto movente dell'omicidio di Nada Cella
Secondo la ricostruzione accusatoria, Anna Lucia Cecere avrebbe commesso l'omicidio spinta da gelosia nei confronti della vittima e da un rancore legato anche all'ambiente professionale in cui entrambe si muovevano; invece Marco Soracco, per la Corte, avrebbe ostacolato le indagini od omesso informazioni importanti nei momenti successivi al delitto.
All'uscita dell'aula di tribunale sono emerse reazioni contrastanti: come detto, alcuni familiari di Nada e sostenitori della famiglia hanno accolto il verdetto come una prima forma di giustizia dopo decenni di incertezza, mentre la difesa dell'ex datore di lavoro della vittima ha già annunciato che si opporrà alla sentenza, aprendo la strada ai possibili gradi successivi del processo.