Il 25 marzo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione destinata a segnare un punto di svolta nella storia della giustizia internazionale: la tratta transatlantica degli africani e lo schiavismo vengono riconosciuti come “il più grave crimine contro l’umanità”. Un atto politico e simbolico di enorme portata, che riporta al centro del dibattito mondiale la questione delle discriminazioni sistemiche e delle riparazioni storiche.
Cosa prevede la risoluzione
La risoluzione, guidata dal Ghana e sostenuta da 123 Paesi, non è giuridicamente vincolante, ma ha un peso politico significativo.
Il testo:
definisce la tratta e lo schiavismo come il crimine più grave per scala, durata, brutalità e conseguenze ancora vive oggi;
invita gli Stati coinvolti a scuse formali, restituzione di beni culturali sottratti e contributi a forme di giustizia riparativa;
sottolinea che le eredità della schiavitù continuano a manifestarsi in razzismo strutturale, disuguaglianze economiche e discriminazioni persistenti.
Secondo il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, si tratta di “un percorso verso la guarigione e la giustizia riparativa”, un invito a non dimenticare e a riconoscere apertamente la verità storica.
Le divisioni internazionali
Nonostante l’ampio sostegno, il voto ha mostrato fratture profonde:
Contrari: Stati Uniti, Israele e Argentina.
Astenuti: Regno Unito e tutti i Paesi dell’Unione Europea.
Le motivazioni dei contrari ruotano attorno al timore che la risoluzione possa creare una “gerarchia delle atrocità” o aprire la strada a richieste di compensazioni considerate eccessive o non fondate sul diritto internazionale dell’epoca.
Perché questa risoluzione è importante oggi
La decisione arriva in un momento in cui la memoria della schiavitù è al centro di un rinnovato confronto globale. Secondo analisti e studiosi, il voto ONU rappresenta:
un riconoscimento formale delle ingiustizie storiche che hanno plasmato le società moderne;
un passo verso la costruzione di un linguaggio internazionale più chiaro sulla responsabilità storica;
un passo alla lotta contro il razzismo contemporaneo, che affonda le sue radici proprio nelle strutture economiche e sociali create dalla schiavitù.
La risoluzione, inoltre, si inserisce nel più ampio movimento guidato dall’Unione Africana, che ha dichiarato il decennio 2026-2035 come periodo dedicato alle riparazioni per i popoli africani e afrodiscendenti.
Un nuovo capitolo nella lotta contro la discriminazione
Il riconoscimento ONU non cancella secoli di violenze, ma apre un nuovo spazio politico e culturale. È un invito a guardare alle discriminazioni non come fenomeni isolati, ma come eredità di sistemi storici di oppressione.
Resta ora da vedere se gli Stati tradurranno questo atto simbolico in misure concrete: scuse ufficiali, restituzioni, programmi educativi, politiche contro il razzismo strutturale.