È scomparso a 47 anni Jason Collins, l'ex giocatore NBA che è passato alla storia come il primo atleta dichiaratamente gay a scendere in campo nella principale lega di basket statunitense. La notizia della sua morte, avvenuta dopo una battaglia durata otto mesi contro un tumore al cervello, è stata comunicata dalla sua famiglia. I familiari hanno ricordato come Collins abbia "cambiato la vita delle persone in modi inaspettati ed è stato fonte di ispirazione per tutti coloro che lo hanno conosciuto, così come per chi lo ammirava da lontano". Hanno inoltre espresso gratitudine per "l'ondata di affetto e preghiere ricevuta negli ultimi otto mesi, nonché per le eccezionali cure mediche che Jason ha ricevuto dai suoi medici e infermieri".

A settembre, Collins aveva reso noto di essere in cura per un tumore cerebrale, affrontando un percorso terapeutico intensivo con il sostegno del marito Brunson Green. Questo iter comprendeva farmaci, radioterapia e chemioterapia, e lo aveva portato a scegliere cure innovative a Singapore. La sua carriera da professionista si era conclusa nel 2014, dopo tredici anni trascorsi a vestire le maglie di squadre come i Nets, i Memphis Grizzlies, i Minnesota Timberwolves, gli Atlanta Hawks e i Boston Celtics. Nel 2013, Collins aveva fatto coming out in un articolo su Sports Illustrated, diventando un simbolo di coraggio e inclusione nello sport americano.

L'impatto di un pioniere dell'inclusione

L'influenza di Collins si estese ben oltre il campo da gioco, consacrandolo come un vero ambasciatore dell'inclusione.

In un'intervista a ESPN a novembre, Collins aveva rievocato le reazioni al suo coming out pubblico: "È stata un'esperienza singolare — decisamente rara — e ho ricevuto due telefonate: prima da Oprah Winfrey e poi dal presidente Barack Obama". Quest'ultimo gli aveva detto: "Congratulazioni, ciò che hai fatto oggi avrà un impatto positivo sulla vita di qualcuno che, forse, non incontrerai mai di persona".

Il suo contributo fu determinante nel rendere la NBA e l'intero panorama sportivo più accogliente. Solo la scorsa settimana, purtroppo troppo malato per presenziare, Collins fu insignito del primo Bill Walton Global Champion Award durante il Green Sports Alliance Summit. Il premio venne ritirato dal fratello gemello, Jarron Collins, anch'egli ex giocatore NBA, che in quell'occasione dichiarò: "Gli ho detto prima di venire qui: è l'uomo più coraggioso e forte che abbia mai conosciuto".

Carriera e l'eredità sportiva

Durante i suoi tredici anni in NBA, Jason Collins disputò 735 partite, con una media di 3,6 punti e 3,7 rimbalzi. Fu un elemento chiave per i New Jersey Nets, contribuendo a raggiungere due finali NBA. La sua miglior stagione fu il 2004-05, con 6,4 punti e 6,1 rimbalzi di media. Oltre le statistiche, il suo impatto fu significativo: come ambasciatore NBA Cares, Collins promosse attivamente valori di inclusione e rispetto, lasciando un'impronta duratura per le generazioni future.

Il commissario NBA Adam Silver ha evidenziato come "l'impatto e l'influenza di Jason Collins si siano estesi ben oltre il basket, contribuendo a renderela NBA, la WNBA e la comunità sportiva più inclusive e accoglienti per le generazioni future". Silver ha concluso che Collins sarà ricordato non solo per aver abbattuto barriere, ma anche per la gentilezza e l'umanità che hanno contraddistinto la sua vita e il suo percorso.