Lesley Groff, figura centrale nell'entourage di Jeffrey Epstein, è stata recentemente al centro dell'attenzione mediatica. Storica assistente del finanziere, Groff ha testimoniato alla Camera americana in un'audizione a porte chiuse, un evento significativo nel complesso caso che circonda il defunto Epstein, accusato di traffico a scopo di sfruttamento sessuale. La sua deposizione si inserisce in un contesto di indagini approfondite volte a chiarire le dinamiche e le responsabilità legate alle attività illecite del finanziere.

La lunga collaborazione con Jeffrey Epstein

La relazione professionale tra Lesley Groff e Jeffrey Epstein si è protratta per un periodo considerevole, dal 2001 fino al luglio del 2019. Questo arco temporale copre gli anni cruciali che hanno preceduto l'arresto di Epstein, avvenuto proprio nel luglio 2019 con l'accusa di traffico a scopo di sfruttamento sessuale. Durante quasi due decenni, Groff ha ricoperto il ruolo di assistente, gestendo aspetti cruciali della vita professionale e personale del finanziere. La sua posizione le ha permesso di avere una visione ravvicinata delle operazioni quotidiane di Epstein, sebbene i suoi legali abbiano sempre strenuamente difeso la sua estraneità alle attività criminali.

Il nome di Groff nei documenti ufficiali e la posizione legale

Il nome di Lesley Groff emerge con notevole frequenza nei milioni di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Si stima che la sua menzione superi le 160.000 volte, un dato che sottolinea la sua costante presenza nelle vicende legate a Epstein. Nonostante questa capillare apparizione documentale e la stretta collaborazione professionale, l'ex assistente non è mai stata incriminata per alcun reato. I suoi rappresentanti legali hanno costantemente ribadito che Groff fosse completamente all'oscuro delle attività illecite condotte da Jeffrey Epstein, sostenendo che il suo ruolo fosse puramente amministrativo e di supporto logistico.

Le dichiarazioni di Epstein e i benefici ricevuti

Un'intervista rilasciata da Jeffrey Epstein al New York Times nel 2005 offre uno spaccato interessante sulla percezione che il finanziere aveva delle sue assistenti, inclusa Groff. In quell'occasione, Epstein descrisse Lesley Groff e le altre collaboratrici come "un'estensione del mio cervello", evidenziando il loro ruolo indispensabile nella gestione della sua complessa vita. La stessa intervista rivelò dettagli sui benefici economici e materiali elargiti da Epstein alle sue assistenti. Specificamente, fu menzionato che Groff ricevette in regalo una Mercedes e che Epstein si impegnò a coprire le spese per una tata a tempo pieno dopo che lei era rimasta incinta.

Questi elementi delineano un rapporto che andava oltre la semplice dinamica datore di lavoro-dipendente, suggerendo un legame di fiducia e dipendenza reciproca, sempre nei limiti delle mansioni professionali dichiarate.