Il 19 giugno 2026, a Kauda, nei Monti Nuba, in Sudan, padre Youhanna Al-Amin, parroco da oltre trent'anni della chiesa locale, è stato tragicamente ucciso. Insieme a lui hanno perso la vita il custode della parrocchia e un'altra persona, mentre il sacerdote rimaneva accanto ai fedeli affidati alle sue cure pastorali.

L'efferato triplice omicidio sembrerebbe essere un atto di rappresaglia. Padre Youhanna aveva infatti denunciato il furto di medicinali custoditi nella parrocchia, essenziali per la popolazione locale. Questo episodio si inserisce in un contesto di crescenti tensioni e violenze che affliggono la regione.

Escalation di violenza a Kauda e nel Sud Kordofan

La stessa Kauda, principale roccaforte del Sudan People’s Liberation Movement‑North (SPLM‑N), è stata recentemente teatro di gravi scontri. Almeno 61 persone, tra cui donne e bambini, sono state uccise in violenti conflitti tra l'SPLM‑N e la tribù Atoro. Le testimonianze raccolte sul campo indicano che i civili sono stati bersaglio diretto e indiscriminato di queste violenze, con numerosi episodi documentati di uccisioni extragiudiziali, incendi di abitazioni e negozi, e saccheggi diffusi.

L'SPLM‑N controlla vaste aree del Sud Kordofan, inclusa Kauda, e la regione è stata colpita da una massiccia ondata di sfollamenti. La popolazione vive in un clima di panico generalizzato, aggravato da significative restrizioni alla circolazione dei civili.

Queste limitazioni rendono estremamente difficili l'evacuazione dei feriti e la consegna degli aiuti umanitari, esacerbando ulteriormente la crisi.

Il ruolo della parrocchia e le difficoltà della comunità

La parrocchia di Kauda, sotto la guida di padre Youhanna, rappresentava un punto di riferimento vitale per la popolazione locale, fornendo assistenza sanitaria e sociale essenziale. Il furto di medicinali, denunciato dal sacerdote, aveva gravemente compromesso questa capacità di supporto, aggravando le già precarie condizioni della comunità, già duramente provata dalle violenze e dalla carenza di aiuti.

La situazione nei Monti Nuba rimane profondamente complessa e instabile. La presenza di diversi gruppi armati contribuisce a un clima di crescente insicurezza per i civili. L'apertura di corridoi umanitari è fondamentale per l'evacuazione dei feriti e la protezione della popolazione vulnerabile.