Il giudice dell’udienza preliminare di Torino ha ammesso alla messa alla prova dodici militanti di Avanguardia Torino, imputati per apologia di fascismo. La decisione si inserisce nell’ambito di un’inchiesta condotta dai Ros dei carabinieri e coordinata dalla procura, che ha riguardato episodi avvenuti nella sede del circolo Edoras, sequestrata nel luglio 2025.

Secondo l’accusa, all’interno del circolo sarebbero stati esaltati “principi, metodi e fatti del fascismo” e le sue “finalità antidemocratiche”. Il programma di messa alla prova prevede per gli imputati dieci mesi di lavori socialmente utili presso enti come la Croce Rossa, canili e altre strutture.

Inoltre, avranno otto mesi di tempo per risarcire il proprietario del locale che ospitava il circolo Edoras, con somme individuali comprese tra 200 e 400 euro. Alle Comunità ebraiche, ammesse come parti civili insieme al proprietario del locale, dovranno versare importi tra 400 e 1.000 euro a testa. L’Unione delle comunità ebraiche è rappresentata dall’avvocato Tommaso Levi, mentre il proprietario dei locali è difeso dall’avvocato Federico Milano.

L’inchiesta e le contestazioni

L’indagine ha coinvolto complessivamente 17 militanti di estrema destra. Le contestazioni mosse dalla procura includono istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e apologia di fascismo, ai sensi della legge Scelba.

Gli investigatori hanno documentato che, durante concerti e dibattiti organizzati nella sede di Avanguardia Torino, sarebbero stati registrati concerti neonazisti, saluti romani e inni al duce, oltre a episodi di negazione della Shoah e diffusione di propaganda antisemita.

Tra i dodici che hanno ottenuto la messa alla prova figura anche Carlo Vignale, figlio di un assessore regionale. Altri imputati, tra cui Mattia Borsella, indicato dall’accusa come uno dei leader del gruppo, non sono stati ammessi a questa misura. Borsella e altri tre militanti dovranno affrontare l’udienza preliminare a giugno, mentre altri hanno scelto il rito abbreviato. La decisione di accedere alla messa alla prova è stata definita una scelta prudenziale dagli avvocati difensori, considerando che alcune contestazioni prevedono pene fino a sei anni di reclusione.

La legge Scelba e la misura alternativa

Le accuse rivolte ai militanti di Avanguardia Torino si basano sulla legge Scelba, normativa che sanziona i reati di apologia di fascismo e le attività che esaltano i principi e i metodi del fascismo. La messa alla prova rappresenta una misura alternativa al processo penale. Essa permette all’imputato di svolgere lavori socialmente utili e di risarcire le parti offese, offrendo la possibilità di estinzione del reato qualora il percorso si concluda con esito positivo.

L’inchiesta è stata coordinata dai pubblici ministeri Manuela Pedrotta e Davide Pretti. Il sequestro del circolo Edoras e la minuziosa documentazione delle attività svolte al suo interno hanno costituito elementi cruciali per l’azione degli inquirenti. Il giudice ha inoltre respinto la richiesta delle difese di non ammettere il proprietario del locale come parte civile, riconoscendogli il pieno diritto al risarcimento.