Raffaele Sollecito, definitivamente assolto per l'omicidio di Meredith Kercher, ha denunciato di non aver mai ricevuto alcun risarcimento per i quasi quattro anni trascorsi in custodia cautelare. Tale periodo include l'arresto avvenuto durante le indagini sul delitto di Perugia e la prima sentenza d'appello che lo aveva scagionato, insieme ad Amanda Knox. Sollecito ha descritto questa situazione come un “cortocircuito logico e morale devastante per la fiducia nella Giustizia”, esprimendo il suo disappunto in relazione al recente risarcimento stabilito per i familiari dei rapinatori vittime del gioielliere Mario Roggero.
La vicenda personale di Sollecito rappresenta, a suo dire, “una delle ferite più incomprensibili e amare del nostro sistema giudiziario”. Ha ribadito che “la contraddizione è clamorosa e, dal mio punto di vista, inaccettabile”. Nonostante l'assoluzione con formula piena, lo Stato ha negato qualsiasi compensazione per l'ingiusta detenzione subita. Secondo Sollecito, i giudici avrebbero motivato tale decisione basandosi su una “personale convinzione, mai supportata dai fatti”, ipotizzando un suo tentativo di aiutare Amanda Knox, senza tuttavia riuscire a dimostrare la sua presenza sulla scena del crimine. Ha definito questa deduzione “priva di prove e logicamente in contrasto con la mia assoluzione”.
Il diniego della Cassazione sul risarcimento
La Cassazione ha respinto il reclamo di Sollecito, che richiedeva 500 mila euro di risarcimento per l'ingiusta detenzione. Questa decisione ha confermato la mancata compensazione economica, nonostante l'assoluzione definitiva da ogni accusa. Sollecito ha definito il verdetto “inspiegabile”, sottolineando di subire ancora oggi le gravi conseguenze degli anni trascorsi in carcere da innocente. L'avvocato Giulia Bongiorno, suo difensore, ha commentato che il risarcimento negato “poteva e doveva essere il giusto ristoro per l’ingiusta detenzione subita”, ma ha anche ribadito che tale diniego “non scalfisce in alcun modo la sua innocenza”. La difesa ha annunciato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea per ottenere giustizia.
Le contraddizioni del sistema giudiziario italiano
Sollecito ha evidenziato una marcata differenza tra la sua esperienza e altri casi giudiziari, citando la sentenza che ha riconosciuto un risarcimento ai familiari dei rapinatori uccisi dal gioielliere Mario Roggero. Ha sottolineato come “il nostro stesso sistema giudiziario si mobilita per garantire e imporre un risarcimento a favore di persone che, nel momento in cui hanno perso la vita, stavano attivamente commettendo un reato violento”. Queste persone avevano assaltato un'attività commerciale impugnando armi, terrorizzando chi stava lavorando. Sollecito ha concluso con una critica amara: “In Italia lo Stato arriva a imporre tutele e risarcimenti per chi delinque e minaccia la vita altrui, ma volta le spalle a chi viene ingiustamente strappato alla propria vita per un colossale errore giudiziario di cui è la vittima”.